I partner sociali e i partiti si esprimono sull’offensiva anti lavoro nero proposta dal Governo
Termina la procedura di consultazione sulle misure proposte dal Consiglio federale. Il pacchetto è, generalmente, ben accolto dalle organizzazioni interpellate. Alcune misure sono però giudicate eccessive dal campo borghese e dagli ambienti padronali. Tutti concordano sull'importanza del ruolo delle autorità cantonali
La scorsa estate il governo aveva presentato un pacchetto di misure contro il lavoro nero. Anche se la Svizzera non è certo il paese più toccato dal fenomeno, esso rappresenta comunque un volume di 35 miliardi di franchi l’anno. Il Consiglio federale propone in particolare di inasprire le sanzioni, di semplificare la dichiarazione di lavoro per le collaboratrici domestiche e di creare commissioni tripartite per controllare i settori senza contratto collettivo di lavoro (CCT).
In procedura di consultazione, queste misure hanno raccolto l’approvazione soprattutto della sinistra. Tutti concordano a proposito della necessità di lottare contro il lavoro nero ma la destra si mostra più critica. I partiti borghesi e gli ambienti padronali deplorano che non si sia dato abbastanza peso alle cause del fenomeno, ciò il carico fiscale e le lungaggini amministrative.
Le sanzioni più severe (pene detentive o multe fino a un milione di franchi per i recidivi) sono state approvate da tutti. L’esclusione dai concorsi per un periodo fino a cinque anni dei datori di lavoro colpevoli è più controversa. Per l’Unione democratica di centro (UDC) e l’Unione svizzera degli imprenditori questa misura è sproporzionata. La Società svizzera degli impresari costruttori (SSIC) la trova invece necessaria per garantire una concorrenza leale, ricordando come l’edilizia sia uno dei settori più colpiti dal fenomeno.
La sinistra e i sindacati chiedono invece multe ancora più salate. La Federazione svizzera dei sindacati cristiani (FSSC) vorrebbe, in particolare, che la multa massima prevista dalla legge per il mancato pagamento delle assicurazioni sociali sia portata da 30’000 a 500’000 franchi.
La creazione delle commissioni tripartite – padronato, sindacati e autorità amministrative – solleva scetticismo nel campo borghese. Il Partito liberale radicale (PLR) e il Partito popolare democratico (PPD) ritengono che la sorveglianza spetti ai cantoni e non ad organi parastatali. L’UDC e l’Unione svizzera degli imprenditori respingono categoricamente l’idea di queste commissioni. Per gli imprenditori, le leggi attuali sono sufficienti e spetta dunque ai tribunali essere più severi contro il fenomeno del lavoro nero. Anche su questo punto, la SSIC si distanzia dalle altre organizzazioni padronali, ritenendo, infatti, che le commissioni siano uno strumento di coordinamento ideale per segnalare gli abusi alle istituzioni interessate.
L’idea di creare un formulario-modello per semplificare la dichiarazione di collaboratori domestici (donne delle pulizie, giardinieri, ecc) ha suscitato un’eco positiva. Per i partiti borghesi è comunque meglio ignorare casi di poco conto come il baby-sitting. L’UDC suggerisce di fissare un limite minimo di 4’000 franchi l’anno.
Le reazioni scaturite dalla procedura di consultazione concordano tutte su un punto: per avere possibilità di successo, le proposte del Consiglio federale devono essere accompagnate da una reale volontà dei cantoni
swissinfo e agenzie
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