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Democrazia diretta in Svizzera

Il governo deplora la decisione del comitato Sì all’Europa

Il comitato promotore intende rilanciare il dibattito sulla questione dell'adesione Keystone

Pascal Couchepin e Joseph Deiss si sono detti rammaricati per la decisione del comitato promotore di non ritirare l'iniziativa. Il popolo si pronuncerà forse già in marzo sulla proposta di aprire immediatamente negoziati sull'adesione all'Ue.

In un’intervista pubblicata domenica dal giornale romando Le Matin, Pascal Couchepin ha affermato che una bocciatura dell’iniziativa darebbe un segnale negativo all’estero. «In Svizzera la questione dell’adesione non avrà invece compiuto né un passo avanti né uno indietro, tenendo conto che in ogni caso non ci sarà alcuna possibilità di decidere prima di almeno cinque anni», ha aggiunto il capo del Dipartimento federale dell’economia. Secondo Couchepin l’iniziativa non darà luogo a un dibattito sull’adesione all’Unione europea, ma piuttosto su «chi ha la competenza di avviare i negoziati».

Anche Deiss ritiene che l’iniziativa non pone la questione giusta e mette inoltre il governo «in una situazione difficile». Il Consiglio federale condivide infatti «l’obiettivo» degli iniziativisti, ma non i loro metodi, ha dichiarato il ministro degli esteri in un’intervista a Dimanche.ch. Deiss ha inoltre indicato che il Consiglio federale fisserà la data della votazione nei prossimi giorni. «Rimangono aperte tutte le possibilità, io preferirei non attendere troppo», ha aggiunto.

Per Marc Suter, consigliere nazionale e presidente del Nuovo movimento europeo della Svizzera (Nomes), il Consiglio e la Cancelleria federale propenderebbero per il mese di marzo, mentre i promotori dell’iniziativa preferirebbero giugno. Il fine ultimo è di far nascere un dibattito serio e obiettivo su questa «questione essenziale di politica estera». Suter non si fa comunque troppe illusioni sulle possibilità di riuscita dell’iniziativa: «vogliamo ottenere un risultato dignitoso, ma aspiriamo anche a raggiungere la maggioranza».

Sempre secondo il consigliere nazionale, un “no” alla proposta non comprometterebbe comunque il futuro del dossier, come molti temono. Anche in caso di rifiuto, «la finestra sull’Europa rimarrà aperta». Per il Nomes, l’adesione dovrà essere compiuta entro la fine del decennio: un “sì” all’iniziativa permetterà di entrare nell’Ue al più tardi nel 2006.

L’iniziativa, depositata nel luglio del 1996 con il sostegno oltre 106’000 firme, è stata respinta dalle Camere federali che, dopo lunghi dibattiti, hanno bocciato anche il controprogetto presentato dal Consiglio federale. Un controprogetto che mirava a mantenere la proposta di adesione come obbiettivo strategico, lasciando nel contempo ampia libertà al governo di decidere sul momento più opportuno per avviare le trattative con l’Ue.

Nel corso delle due ultime sessioni, il parlamento ha affossato anche la proposta di compromesso avanzata dal Partito popolare democratico, che accordava pure al Consiglio federale la libertà di decidere quando rilanciare la domanda di adesione, ma fissava anche un calendario suscettibile di accelerarne i tempi. Per la maggioranza dei membri delle due Camere, occorre valutare nei prossimi anni gli effetti degli accordi bilaterali conclusi con l’Ue, prima di riaprire il dibattito su un’eventuale adesione.

swissinfo e agenzie

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