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Il prolungamento del mandato dello Swisscoy suscita perplessità

I soldati svizzeri in Kosovo fotografati durante la costruzione di un ponte Keystone Archive

Swisscoy dovrebbe disporre di nuovi veicoli anticarro e di un potenziamento degli effettivi del 40 per cento. Lo auspica il Dipartimento della difesa: il Consiglio federale deciderà in settembre, il Parlamento in dicembre. Ma la proposta è fortemente osteggiata.

Il progetto di messaggio per il prolungamento del mandato di Swisscoy fa riferimento anche al potenziamento delle truppe, ha precisato oggi Oswald Sigg, portavoce del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS), confermando un’informazione pubblicata dal «SonntagsBlick».

Il disegno di legge prevede l’impiego di un’unità armata di fucilieri, di esperti nelle trasmissioni, di un’unità equipaggiata di Piranha armati con mitragliatrici e di un elicottero Superpuma. Si tratterebbe di una variante già evocata dal DDPS in luglio. Il corpo svizzero in Kosovo passerebbe dagli attuali 160 a 220 soldati. Secondo il «SonntagsBlick», l’armamento costerebbe 35 milioni di franchi all’anno. Sigg non ha voluto commentare questa cifra.

Il mandato di Swisscoy consiste soprattutto nell’assicurare compiti logistici in favore dei contingenti austriaco e tedesco delle truppe della KFOR (Forza internazionale in Kosovo). Attualmente i soldati elvetici, che dispongono di una cinquantina di fucili d’assalto, sono protetti dai due contingenti.

Dopo l’accettazione in giugno da parte del popolo della riveduta legge militare, il Consiglio federale ha la competenza di determinare il tipo di armamento necessario in ciascun impiego di truppe svizzere all’estero. Il parlamento deciderà nella sessione invernale sul prolungamento del mandato di Swisscoy, che scade alla fine dell’anno.

Contrariamente a quanto affermato da alcuni esponenti politici borghesi nelle colonne del domenicale zurighese, Philippe Zahno, capo dell’informazione dello Stato maggiore generale dell’esercito, ha detto che «in Kosovo c’è ancora molto lavoro da fare. Bisogna analizzare precisamente la situazione prima di decidere di un rimpatrio di Swisscoy».

Il capo del DDPS Samuel Schmid ha più volte dichiarato che un prolungamento dell’impegno della truppa svizzera in Kosovo non equivale ad una modifica del mandato. Tuttavia l’armamento va ottimizzato.

swissinfo e agenzie

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