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Democrazia diretta in Svizzera

Iniziativa “Sì all’Europa!”

Durante la campagna, questa iniziativa ha ottenuto numerosi consensi anche fra i partiti borghesi Keystone

Questa iniziativa è indubbiamente una spina nel fianco della Svizzera ufficiale, che ne condivide gli obiettivi, ma ritiene inopportuno un dibattito proprio in questo momento sulla questione europea.

L’adesione all’Unione europea è infatti da nove anni un obiettivo strategico del governo svizzero, ma visti i venti contrari la richiesta formale inoltrata a Bruxelles è per ora congelata e la sua riattivazione non sembra essere per domani. ··

Inoltre, il Consiglio federale ritiene che questa iniziativa intacchi le prerogative del Consiglio federale per quanto riguarda la politica estera, prerogative che sono ancorate nella Costituzione.· ·

La nascita dell’iniziativa “Sì all’Europa!” risale all’indomani del 6 dicembre 1992, quando il popolo svizzero rifiutò di entrare a far parte dello Spazio economico europeo. La delusione per questa mancata apertura della Svizzera fu enorme soprattutto fra i giovani.

Superato lo choc, diversi movimenti unirono le loro forze, partirono alla riscossa e riuscirono a raccogliere poco più di 106.000 firme a sostegno della loro iniziativa, inoltrata ufficialmente il 30 luglio 1995.·

In questi anni, la Svizzera ha condotto in porto i lunghi e laboriosi negoziati bilaterali con Bruxelles, il cui risultato -sette accordi settoriali- il 21 maggio 2000 è stato approvato a larga maggioranza in votazione popolare. ··

In precedenza, nel 1997, il popolo aveva bocciato l’iniziativa popolare della destra anti-europeista, che voleva l’avvio di eventuali negoziati d’adesione soltanto con l’approvazione di popolo e Cantoni, scavalcando così le competenze del Consiglio federale. ··

L’iniziativa “Sì all’Europa!” chiede che si avviino immediatamente negoziati di adesione della Svizzera all’Unione europea. L’adesione all’Unione europea verrà poi sottoposta al voto del popolo e dei Cantoni, in conformità con le disposizioni della Costituzione federale.··

L’iniziativa giunge in un momento in cui la questione dell’adesione non entusiasma i politici, che sentono la loro base più che mai esitante, tanto più che è ancora troppo presto per valutare gli effetti degli accordi bilaterali.

Molti politici avevano d’altronde visto nell’approvazione di questi accordi un capolinea della politica d’integrazione della Svizzera e non certo un primo passo verso nuovi orizzonti europei, come invece speravano proprio i promotori dell’iniziativa su cui ci apprestiamo a votare.··

A questo punto, il nuovo movimento europeo, organizzazione in cui sono confluiti diversi movimenti europeisti e che coordina la campagna per la votazione, è cosciente di non avere grandi possibilità di successo: una tasso di consensi del 40 percento, ammette, sarebbe già un buon risultato. ·

L’obiettivo di questo movimento è però anche di riportare il dibattito nelle piazze, tra i politici, al centro dell’attenzione, per evitare che dopo i bilaterali la questione europea finisca per lunghi anni nel dimenticatoio. ··

A dire il vero, se il Parlamento avesse accettato di proporre un controprogetto, i giovani avrebbero probabilmente ritirato l’iniziativa, evitando così una polarizzazione dell’opinione pubblica su una questione tanto emotiva. Si sarebbe anche evitato di ritrovarsi in una posizione difficile da spiegare a Bruxelles, all’indomani del probabile voto negativo su una questione europea.··

Il Consiglio federale e la Camera bassa -quest’ultima però soltanto dopo un lungo tira e molla- avevano accettato l’idea, preparando un controprogetto quale moneta di scambio per indurre i giovani a non ricorrere alle urne. La Camera alta non ha però voluto saperne: taluni senatori, in particolare i convinti anti-europeisti, volevano proprio il confronto, sicuri che il popolo è dalla loro parte. Il risultato sarà tanto netto, dicono, che la questione europea sarà sotterrata per molto tempo. Altri speculavano sul fatto che i giovani avrebbero finito col ritirare comunque la loro iniziativa, di fronte alla prospettiva di una campagna da condurre senza grossi appoggi politici e senza grandi possibilità di finanziamento.··

Il Consiglio federale raccomanda di respingere l’iniziativa. Stessa raccomandazione anche del Consiglio nazionale, con 113 voti contro 61, e del Consiglio degli Stati, con 34 voti contro 7. In favore dell’iniziativa si sono schierati i socialisti, i verdi e gli evangelici. Contrario, con sole due eccezioni, tutto il blocco borghese. Da notare, però, che in occasione delle loro riunioni in vista della votazione, i delelgati del PPD si sono espressi in favore dell’iniziativa, mentre il no dei radicali è stato meno netto del previsto. Queste prese di posizione favorevoli stanno a indicare che la percentuale di consensi potrebbe agevolmente superare il 40 percento.·

Mariano Masserini

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