L’autodifesa del presidente della Camera del popolo Peter Hess
Peter Hess ha smentito di svolgere affari «dubbiosi» nei paradisi del riciclaggio di denaro sporco. Il presidente dell'Assemblea federale se l'è presa, lunedì, con le «insinuazioni» della stampa in merito ai suoi mandati in due società con sede a Panama e nelle Isole Vergini britanniche.
Secondo Hess non vi è assolutamente alcuna illegalità. Le società in questione hanno un’attività ridotta, limitata all’Europa. Le loro prestazioni non sono destinate a terzi, ha affermato il presidente del Consiglio nazionale, aprendo la sessione speciale dedicata all’11.ma revisione dell’AVS.
Peter Hess ha garantito che le società di cui è membro del consiglio d’amministrazione non ledono il diritto svizzero. A suo modo di vedere, l’obbligo di dichiarazione, conformemente alla legge sul riciclaggio, è stato rispettato. Le «insinuazioni» dei media – ha proseguito Hess – sono in «malafede» e si riserva il diritto di portare la vicenda davanti al consiglio della stampa.
Le sue spiegazioni non hanno tuttavia convinto tutti. I socialisti, per bocca della consigliera nazionale sangallese Hildegard Fässler, hanno affermato che il primo cittadino «non deve soltanto rispettare la legge, ma anche essere cosciente del buon esempio che è tenuto a dare».
Peter Hess aveva già fornito spiegazioni in mattinata al gruppo parlamentare del Partito popolare democratico (PPD). La lista dei suoi mandati figura nel nuovo registro degli interessi dei parlamentari. La trasparenza è garantita, ha sottolineato il presidente dimissionario del PPD Adalbert Durrer.
È compito di ogni parlamentare soppesare le proprie attività professionali e di assumersene le responsabilità, ha dichiarato Durrer a proposito dell’impatto dei mandati di Peter Hess sulla sua immagine di primo cittadino svizzero. I deputati – ha ricordato – conoscevano i legami di Hess con gli ambienti economici già prima di eleggerlo alla presidenza del Nazionale.
swissinfo e agenzie
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