L’iniziativa Sì all’Europa non verrà ritirata
Spetterà al popolo svizzero decidere in merito all'iniziativa Sì all'Europa che chiede di rilanciare immediatamente le trattative per un'adesione all'Unione europea. Il comitato promotore non intende rinunciare alla sua sua sfida.
Riuniti a Berna, i promotori dell’iniziativa non si sono lasciati impressionare dalle pressioni esercitate nei loro confronti e soprattutto dalle forti opposizioni sollevate dal loro progetto. Nonostante le riserve e le reticenze avanzate all’interno dei loro stessi ranghi, hanno infatti deciso di mantenere l’iniziativa che chiede al Consiglio federale di aprire immediatamente le trattative con i 15 per giungere ad un’adesione della Svizzera all’Unione europea.
La decisione è stata adottata con 17 voti favorevoli contro 2. Sempre sabato anche i delegati del Nuovo movimento europeo della Svizzera (NOMES) si sono espressi, con 52 voti contro 15, per un mantenimento dell’iniziativa che dovrebbe venir sottoposta al verdetto popolare nella primavera dell’anno prossimo.
Gli stessi promotori dell’iniziativa non si fanno molte illusioni sulle prospettive di successo del loro progetto. A loro avviso, l’iniziativa è comunque destinata a rilanciare un vasto e positivo dibattito su una questione fondamentale di politica estera. Il comitato d’iniziativa intende inoltre rompere quella che considera di fatto una moratoria imposta dal parlamento alla proposta di adesione all’Unione europea.
L’iniziativa, depositata nel luglio del 1996 con il sostegno oltre 106’000 firme, è stata respinta dalle Camere federali che, dopo lunghi dibattiti, hanno bocciato anche il controprogetto presentato dal Consiglio federale. Un controprogetto che mirava a mantenere la proposta di adesione come obbiettivo strategico, lasciando nel contempo ampia libertà al governo di decidere sul momento più opportuno per avviare le trattative con l’Ue.
Nel corso delle due ultime sessioni, il parlamento ha affossato anche la proposta di compromesso avanzata dal Partito popolare democratico, che accordava pure al Consiglio federale la libertà di decidere quando rilanciare la domanda di adesione, ma fissava anche un calendario suscettibile di accelerarne i tempi. Per la maggioranza dei membri delle due Camere, occorre valutare nei prossimi anni gli effetti degli accordi bilaterali conclusi con l’Ue, prima di riaprire il dibattito su un’eventuale adesione.
Armando Mombelli
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