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L’UDC, un partito svizzero-tedesco?

La direzione UDC lo vuole segretario: Gregor Rutz Keystone

La scelta dello zurighese Gregor Rutz (nella foto) per la successione del segretario centrale dimissionario Defago da parte della direzione UDC e un articolo polemico verso la Romandia del consigliere nazionale argoviese Maximilian Reimann. Due fatti concomitanti che suscitano qualche discussione sull'atteggiamento dell'UDC verso la Svizzera francese.

La coincidenza dei due avvenimenti in casa UDC è, a dire il vero, dovuta al caso. Ma non è tale da passare inosservata. Come ha titolato martedì il quotidiano romando Le Temps, entrambi gli avvenimenti, più o meno intenzionalmente, «provocano i Romandi».

Di cosa si tratta, esattamente? Intanto la vicenda della sostituzione del segretario centrale. Jean-Blaise Defago, friburghese bilingue, aveva assunto la carica all’inizio del 2000, con l’intenzione dichiarata di aprire all’UDC la strada verso la Svizzera romanda.

Ma in questo ruolo, Defago – favorevole allo Spazio economico europeo, all’ONU, all’invio di soldati armati all’estero e assai critico verso gli atteggiamenti più conservatori all’interno del suo partito – si era trovato spesso su posizioni contrapposte alla maggioranza del partito, guidata dall’ala zurighese.

Sia Defago, sia il presidente dell’UDC Ueli Maurer hanno negato che i motivi delle dimissioni – valide dall’aprile prossimo – siano da ricollegare a pressioni da parte della direzione del partito. Ma la rapida designazione di Gregor Rutz quale candidato da parte della direzione è un segnale chiaro che la maggioranza vuole un segretario «in linea» in vista d’importanti appuntamenti come il referendum sulla revisione della legge militare e la votazione sull’adesione all’ONU.

Del resto già altri segretari generali – Max Friedli, Myrtha Welti e Martin Baltisser – si erano bruciati le dita attestandosi su posizioni diverse da quelle degli «zurighesi». Con Gregor Rutz, la maggioranza nazional-conservatrice del partito sembra andare sul sicuro. Zurighese 28enne, membro dell’UDC dal 1998, Rutz si è profilato in passato come avversario della norma contro il razzismo e anche con alcune dichiarazioni infelici sul ruolo della Svizzera durante la Seconda guerra mondiale.

La procedura seguita dalla direzione del partito non è tuttavia piaciuta a tutti. Lunedì le sezioni vodese e grigionese, irritate per essere state messe di fronte al fatto compiuto, hanno chiesto una riunione straordinaria del comitato centrale, organo che è chiamato dagli statuti a nominare il segretario generale. La riunione potrebbe svolgersi agli inizi di marzo.

Nessuna critica personale a Rutz, hanno tenuto a far sapere i vodesi. Ma certo la prospettiva che dopo la presidenza (Maurer) e la guida della frazione parlamentare (Walter Frey), anche la segreteria vada a Zurigo, non deve garbare troppo alle sezioni romande di un partito il cui baricentro è sempre ancora nella Svizzera tedesca.

E a suscitare simpatie in Romandia non contribuisce neppure l’articolo del consigliere nazionale argoviese Maximilian Reimann pubblicato sull’ultimo servizio stampa dell’UDC. Dando per scontato che l’iniziativa «Sì all’Europa», in votazione il prossimo 4 marzo, sarà bocciata nella Svizzera tedesca e italiana ed approvata nella Svizzera romanda, Reimann presume che il giorno dopo il voto si ripeteranno «i pianti e il digrignar di denti» contro gli svizzeri tedeschi chiusi ad ogni novità.

Una situazione inaccettabile, per il consigliere nazionale, il quale ritiene sia venuta l’ora di chiedersi se la Svizzera tedesca e la Svizzera romanda siano ancora compatibili. In una democrazia, la minoranza non può imporre decisioni ad una maggioranza; Reimann è quindi dell’avviso che «si dovrebbe perlomeno verificare se esistano delle soluzioni costituzionali che permettano ai concittadini romandi di sottrarsi al giogo di questa maggioranza». Un invito alla secessione?

Andrea Tognina

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