La Svizzera per un controllo delle armi leggere
Da lunedì, la sede dell'Onu a New York ospita una conferenza che mira a limitare la proliferazione delle armi leggere. Da parte sua, la Svizzera intende favorire un sistema globale che permetta di stabilire la provenienza delle armi leggere, armi che provocano la morte di mezzo milione di persone l'anno.
“Di fronte alla cifra di 3000 persone uccise ogni giorno, si può senza esagerazione considerare le armi leggere delle armi di distruzione di massa”, afferma Keith Krause, direttore del programma di inchiesta sulle armi di piccolo calibro realizzata dall’Istituto di studi internazionali di Ginevra. Un’inchiesta che sarà presentata nel corso della conferenza delle Nazioni Unite sul commercio illecito di armi leggere.
Da lunedì e per due settimane, i delegati di 200 paesi si riuniscono a New York per tentare di porre un freno alla proliferazione di queste armi, che vanno dalle pistole ai lancia-razzi, passando per le mine e i Kalashnikov. Al termine della conferenza dovrebbe essere adottato un piano d’azione, che si annuncia però scarsamente vincolante.
L’inchiesta realizzata a Ginevra fornisce tuttavia delle cifre che dovrebbero far riflettere i governi del mondo. Sul pianeta sono in circolazione più di 500 milioni di armi da fuoco, più della metà delle quali in mano a privati.
Il mercato legale delle armi leggere si aggira intorno ai 4-6 miliardi di dollari l’anno, il che corrisponde a circa il 10 per cento del mercato globale delle armi convenzionali. Ma quelle armi provocano più del 90 per cento delle morti nel corso di conflitti armati. Meno della metà dei paesi esportatori fornisce informazioni sulle armi esportate.
Con grande delusione delle organizzazioni non governative, questi governi hanno fatto in modo che la conferenza si occupi solamente del mercato illegale delle armi leggere, sebbene esso sia abbondantemente alimentato proprio dal circuito legale. Ma guai toccare il diritto individuale a possedere un’arma!
La Svizzera e la Francia hanno elaborato una possibile risposta a questa situazione. Sostenute dagli europei, propongono una forma di “tracciabilità” per le armi leggere legali. Si tratterebbe di elaborare uno strumento internazionale che consenta di identificare la provenienza di ogni arma attraverso una marcatura e lo scambio di informazioni.
Lo strumento potrebbe essere di grande efficacia contro il traffico illegale. Ma i grandi paesi produttori, come gli USA, la Cina e la Russia si oppongono ad ogni misura che possa in qualche modo ostacolare il commercio legale di armi.
Philippe Bolopion, New York
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