La votazione nei commenti della stampa
Anche se ottenuto con uno scarto minimo di consensi, il voto favorevole alla revisione della legge militare viene considerato dai principali quotidiani svizzeri come una vittoria per il governo svizzero. Una vittoria che lascia però aperti molti interrogativi in vista dell'introduzione della nuova legge sulla riforma dell'esercito e soprattutto in vista della votazione sull'adesione alle Nazioni unite.
“La sconfitta di Blocher” si rallegra il Tages Anzeiger nel suo commento di prima pagina. “Finalmente il potente Christoph Blocher esce sconfitto dalle urne su una questione che riguarda l’apertura verso l’estero della Svizzera” sottolinea il giornale zurighese, secondo il quale il doppio SI va accolto con sollievo da parte di tutti gli svizzeri con uno spirito aperto.
Per il Tages Anzeiger il risultato dello scrutinio permette inoltre, finalmente, “di rilanciare un concetto di neutralità rimasto praticamente congelato dalla Seconda guerra mondiale”. Il principio di neutralità pura non è più intoccabile e diventa ora possibile pensare ad una neutralità pragmatica e ad un’adesione alle Nazioni unite.
Anche per le Temps vi sono delle “ragioni per rallegrarsi”. A suo avviso, il Consiglio federale può ora respirare, essendo riuscito ad ottenere l’essenziale, anche se dopo una lunga domenica di suspense. “La vittoria va comunque presa come tale, anche se è quasi il frutto di un caso matematico”.
Una vittoria che, per il quotidiano romando, va attribuita al Consiglio federale: il governo è infatti riuscito a superare una doppia opposizione proveniente da sinistra e da destra. Una vittoria anche per Samuel Schmid: proprio “il voto del canton Berna, che ha permesso di far pendere il piatto della bilancia dalla parte dei SI costituisce un altro motivo di soddisfazione per il ministro della difesa”.
Anche per le Temps, il responso delle urne rappresenta una crudele sconfitta invece per Christoph Blocher: questa volta “il capofila della destra populista non è riuscito a smuovere le masse”, nonostante una campagna di propaganda che ha superato ogni limite. La battaglia per l’adesione all’ONU sarà dura, ma adesso la porta di accesso per la Svizzera è un po’ più aperta.
“Uno spiraglio di apertura” gli fa eco il Bund, secondo il quale il risultato della votazione va interpretato come un cambiamento di mentalità e di generazione. A titolo di paragone, il quotidiano bernese ricorda, a tale proposito, le sconfitte subite nello scrutinio sull’adesione all’ONU del 1986 e sui caschi blu nel 1994.
Per il Bund, la prossima votazione sull’adesione alle Nazioni unite è tutt’altro che vinta: in tale occasione bisognerà avere anche la maggioranza dei cantoni, una maggioranza che mancava nettamente questo fine settimana.
Anche l’altro giornale del cantone di Adolf Ogi e Samuel Schmid, la Berner Zeitung si preoccupa del futuro dopo l’esito di questa consultazione. Con uno scarto di solo il 2 percento ottenuto questa volta, non sarà facile far passare “il progetto di revisione totale della legge militare che dovrà quasi sicuramente far fronte ad un nuovo referendum”.
Dopo la confusione provocata dagli slogan degli oppositori nell’ambito di quest’ultima campagna, Samuel Schmid e il suo staff dovranno parlare in modo estremamente chiaro per far capire alla popolazione “fino a dove si spinge la cooperazione con la NATO, in che modo questa cooperazione rientra nei nostri interessi e perché l’invio di soldati all’estero è conciliabile con un concetto di neutralità intesa in senso moderno”.
“Una vittoria serena per Samuel Schmid” rileva anche l’Agefi, sottolineando che il popolo svizzero ha simbolicamente posto fine alla Guerra fredda e ad un concetto di neutralità legato ancora ad un mondo bipolare. Per il quotidiano economico Blocher e i suoi si ritroveranno ancora più soli in occasione della votazione sull’adesione all’ONU. D’altronde, senza l’aiuto dell’estrema sinistra, Blocher non avrebbe neppure potuto salvare la faccia questa fine settimana, approfittando del risultato di stretta misura che ha caratterizzato la votazione sulla legge militare.
Pure nella Svizzera italiana, che ha votato no, viene sottolineata la spaccatura tra fautori e avversari della revisione della legge militare. Per il Corriere del Ticino, dalla votazione esce “una Svizzera divisa e perplessa”. Da qui, scrive Giancarlo Dillena, il “richiamo urgente alla necessità di ricostruire un consenso intorno a una politica di sicurezza largamente condivisa”.
E dallo scrutinio di domenica va tratta anche una lezione, o meglio, un “monito del brivido”, in vista della votazione sull’adesione della Svizzera all’ONU. Lo suggerisce, sulla Regione Ticino, Monica Piffaretti, per la quale la strategia di comunicazione del governo non è stata efficace e andrà riveduta per tale occasione. “Anche perché allora non basterà una manciata di voti di vantaggio, ma occorrerà pure la maggioranza dei cantoni (che domenica era lungi dall’essere conquistata)” scrive la Piffaretti.
Le fa eco Dillena, per il quale il governo dovrà impegnarsi per eliminare i dubbi e le perplessità che la votazione ha messo in risalto. Perché la sicurezza del paese non riposa soltanto sulla sua presenza attiva all’estero, bensì “ancor di più si fonda sulla solidità della coesione nazionale, intorno ad obiettivi comuni largamente condivisi. Ed è sicuramente su questo fronte, ben più che all’estero, che ci si dovrà dar da fare nei tempi a venire” conclude il direttore del Corriere del Ticino.
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