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Democrazia diretta in Svizzera

Lavoro e famiglia, concetti ancora difficili da associare

Per il padronato la politica familiare viene fatta nell'interesse dell'economia Keystone

Nell'interesse dell'economia, l'Unione svizzera degli imprenditori (USI) continua la sua campagna di sensibilizzazione per una politica a favore delle famiglie. Invece di rafforzare lo Stato sociale, il padronato punta a soluzioni che garantiscano la neutralità dei costi.

«Il nostro interesse è economico», ha dichiarato giovedì a Zurigo il presidente dell’USI Peter Hasler. La politica della famiglia merita determinati investimenti, ma deve costare «il meno possibile». E l’unica possibilità per realizzare questo obiettivo è di fare tagli altrove.

Nel caso dell’assicurazione maternità, Hasler appoggia la proposta di un gruppo di lavoro del Partito radicale-democratico (PRD), il quale chiede di finanziare un congedo-maternità che, a seconda dell’anzianità di lavoro, potrà estendersi fra le otto e le quattordici settimane. La neutralità dei costi sarebbe garantita da una riduzione dello 0,1 per cento della trattenuta a carico dei datori di lavoro per finanziare l’assicurazione contro la perdita di guadagno.

L’USI aveva presentato già otto mesi fa un rapporto sulla politica familiare, realizzato in collaborazione con le organizzazioni Pro Familia e Pro Juventute. Alla conferenza stampa di giovedì a Zurigo, ha quindi preso parte anche la presidente di Pro Familia e consigliera nazionale popolare democratica sangallese Lucrezia Meier-Schatz, la quale ha presentato i risultati di un sondaggio cui hanno preso parte circa 400 imprese.

Una delle constatazioni, emerse dal sondaggio, è che «un numero importante di responsabili delle imprese non è stato in grado di formulare, in modo preciso, le condizioni offerte alle future mamme in caso di maternità». La parlamentare democristiana sangallese si è perciò dichiarata particolarmente perplessa su questo punto, «tanto più se si considera che il congedo-maternità è stato ripetutamente al centro di un vasto dibattito politico.

Circa un terzo (31,6 per cento) delle imprese che hanno preso parte al sondaggio garantiscono alle loro dipendenti il minimo legale, ossia otto settimane di congedo dopo il parto. Un altro 44,3 per cento regola i congedi-maternità in base ad una scala che dipende dall’anzianità di servizio, mentre il 21,5 per cento delle ditte garantisce congedi più lunghi, da quattrodici settimane fino a nove mesi.

Il congedo di paternità è invece praticamente sconosciuto in Svizzera: il 78,2 per cento delle imprese prevede al massimo uno o due giorni di vacanza per i papà che vogliono assistere le mogli durante il parto.

swissinfo e agenzie

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