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Liberalizzazione degli appalti, ancora maretta fra Ticino ed Italia

Luzius Wasescha, presidente della Commissione federale che vigila sull'applicazione degli accordi Keystone

Berna ha preso sul serio le lamentele dell'edilizia ticinese sul mancato rispetto da parte italiana del principio di reciprocità, sancito dagli accordi dell'Organizzazione mondiale del commercio (WTO) sulla liberalizzazione degli appalti pubblici.

I contatti con Roma sono già avvenuti, e presto ci saranno riunioni congiunte per analizzare la situazione e risolvere il problema, ha dichiarato lunedì all’ats Philippe Nell, aggiunto scientifico al Segretariato di Stato dell’economia (Seco).

La Confederazione sta usando diversi canali di contatto e sta agendo a vari livelli, ha precisato Nell. Gli incontri sono già programmati. Mancano solo le date definitive, poiché con la formazione del nuovo governo in Italia potrebbero cambiare anche i responsabili dei diversi dossier, ha spiegato l’ambasciatore Luzius Wasescha, presidente della Commissione federale di coordinamento che vigila sull’applicazione degli accordi.

L’accesso reciproco agli appalti pubblici presenta difficoltà e resistenze notevoli. In generale manca la volontà politica di concretizzarli. L’Unione europea (UE) lo considera come uno dei problemi più sensibili e spinosi al suo stesso interno, rileva Philippe Nell. Perciò è stato lanciato un progetto pilota nell’UE, al quale partecipa anche la Svizzera, per esaminare l’applicazione degli accordi e cercare di conciliare le parti tramite una rete informale di contatti, ha indicato il funzionario del Seco.

Appena riceverà il dossier che comprova le discriminazioni subite dalle aziende elvetiche negli appalti pubblici in Italia, annunciato in una lettera del 13 aprile dalla sezione Ticino della Società svizzera degli impresari costruttori (SSIC), Berna informerà quest’ultima dei passi che verranno intrapresi.

In un comunicato del 4 aprile, la SSIC aveva denunciato la pratica italiana di estromettere le imprese elvetiche dalle gare d’appalto ricorrendo ad “ostacoli burocratici di ogni genere”. Una prassi che viola il principio di reciprocità previsto dagli accordi WTO, sottoscritti sia dalla Svizzera sia dai Quindici.

Questa vertenza rientra nell’accordo dell’Organizzazione mondiale del commercio (WTO) che regola i concorsi e l’assegnazione di appalti pubblici, e che è stato firmato da 25 Paesi – fra cui Svizzera, Unione europea e Stati membri, Stati Uniti, Canada e Giappone – il 15 aprile 1994 a Marrakesh, parallelamente all’atto finale dell’Uruguay Round. Basato sul principio della reciprocità, è in vigore dal 1. gennaio 1996. In Svizzera il fatturato annuale dei mercati pubblici raggiunge quasi i 30 miliardi di franchi; nell’Ue supera i mille miliardi.

In Svizzera, i mercati interessati sono quelli della Confederazione, dei Cantoni, degli organi statali e delle imprese concessionarie. Per applicare coerentemente l’impegno elvetico di apertura alla concorrenza internazionale, nell’aprile 1996 il Consiglio federale ha deciso di istituire una Commissione di sorveglianza degli appalti pubblici.

A livello cantonale i principi di liberalizzazione degli appalti pubblici sono stati introdotti da un apposito accordo intercantonale che contempla la parità di trattamento dei partecipanti alle gare d’appalto e il rispetto delle condizioni di lavoro e salariali del cantone appaltante.

Il dossier sugli appalti pubblici è stato il primo dei sette accordi bilaterali conclusi da Svizzera e Ue. Il campo d’applicazione è più ampio di quello del WTO, poiché apre alle aziende elvetiche e comunitarie settori finora preclusi, quali i trasporti pubblici, le telecomunicazioni, la distribuzione di acqua e di energia, nonché gli appalti pubblici comunali. L’intesa obbliga gli enti pubblici ad indire un concorso per tutti i lavori di costruzione che superano i 9,6 milioni di franchi, e per i servizi e l’acquisto di merci sopra i 400mila franchi.

L’appalto non deve essere necessariamente aggiudicato all’azienda che promette il costo più basso, ma a quella che offre il miglior rapporto qualità-prezzo. Il rischio di arbitrio dovrebbe essere neutralizzato dalla trasparenza.

swissinfo e agenzie

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