Manifestazione a Ginevra di aderenti alla setta Falun Gong
Un migliaio di sostenitori del movimento Falun Gong si sono riuniti lunedì mattina a Ginevra, sulla «place des Nations» davanti alla sede dell'ONU, in segno di protesta contro le persecuzioni di cui sono vittime i seguaci della setta in Cina. La manifestazione in contemporanea con l'inizio dei lavori della 57.esima Commissione dell'Onu sui diritti umani (vedi articolo a parte).
«Mettete fine alle persecuzioni», si poteva leggere su un grande striscione posto al centro della piazza. La dimostrazione è stata organizzata per chiedere l’intervento della commissione dell’ONU per i diritti umani, a garanzia della libertà religiosa in Cina.
Il governo cinese ha messo al bando il Falun Gong nel 1999, dopo una dimostrazione di 15.000 persone a Pechino. Le autorità accusano la setta, un misto di esercizi meditativi e respiratori che si rifà liberamente alle religioni orientali ed al cristianesimo, di avere provocato la morte di almeno 1.660 persone, che hanno rifiutato cure mediche in caso di malattie o si sono suicidate. Secondo il governo cinese, la setta, organizzata e manovrata dall’estero, aveva due milioni di seguaci.
Secondo il guru Li Hongzhi, che vive a New York, sarebbero invece 80 milioni. Dalla messa al bando in Cina, almeno 5.000 persone sono state inviate nei campi di lavoro, secondo le organizzazioni umanitarie, e oltre 200 sono state condannate a pene detentive.
E mentre a Ginevra si apre la riunione annuale della Commissione sui diritti umani dell’Onu, la Cina accusa gli Stati Uniti di usare la vicenda della setta illegale del Falun Gong, con la speranza di «creare caos». La Commissione, composta da 53 paesi, apre una riunione di sei settimane, nel corso della quale l’amministrazione americana presenterà una risoluzione di condanna contro la Cina per il deterioramento della situazione dei diritti umani, in particolare facendo riferimento alla repressione della setta, messa al bando due anni fa, ed a quella in Tibet.
La risoluzione di condanna caldeggiata dagli Stati Uniti ogni anno, tranne uno, dalla repressione di Tiananmen del 1989, non è mai neanche arrivata alla discussione della Commissione. La Cina infatti presenta sempre una contro risoluzione che raccoglie consensi sufficienti per bocciare quella americana prima di entrare nell’agenda dei lavori.
Alla luce della riunione di Ginevra, il direttore dell’Ufficio internazionale per la libertà religiosa del dipartimento di Stato americano, Thomas F. Farr, è in questi giorni in Cina per cercare di verificare la reale situazione sul Falun Gong e le varie religioni. Nel corso della visita di una settimana non è previsto nessun incontro ufficiale.
Il Falun Gong, scrive lunedì il “Quotidiano del popolo”, organo del Partito comunista cinese, ha provocato la morte di oltre 1.600 persone: chi lo difende è solo con il secondo fine di realizzare il sogno di una Cina nel caos. Domenica è morta la bambina di 12 anni che con la madre, subito deceduta, e altri tre seguaci si era data fuoco sulla piazza Tiananmen a Pechino il 23 gennaio. Gli altri tre, fra cui una ragazza di 19 anni, sono ancora in condizioni critiche in ospedale.
La Cina ha inoltre annunciato lunedì la nascita di una “Fondazione per i diritti umani” per «sviluppare la teoria sui diritti umani e migliorare la comprensione all’estero sulla situazione in Cina».
swissinfo e agenzie
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