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Niente aiuti speciali per le regioni toccate dalla liberalizzazione del settore pubblico

Le regioni colpite dalla liberalizzazione di Swisscom, Posta e FFS non approfitteranno dell'aiuto di un fondo di coesione nazionale. Ritenendo questo strumento inadeguato, il Consiglio nazionale ha respinto quattro iniziative cantonali, tra cui una ticinese, che ne proponevano l'istituzione.

Dopo il Consiglio degli Stati in ottobre, lunedì a Lugano anche il Nazionale ha deciso, con 77 voti contro 60, di non dar seguito a queste proposte. Visto che ci si trovava in terra ticinese, l’iniziativa del nostro cantone è stata votata separatamente dalle altre. Ma non ce l’ha fatta: è stata respinta con 77 voti contro 62.

I cantoni del Vallese, dei Grigioni e di Sciaffusa chiedevano che gli utili delle ex tre regie fossero versati in un fondo inteso a «promuovere la coesione nazionale».

I mezzi finanziari così raccolti sarebbero dovuti servire a finanziare progetti di riconversione professionale e a incoraggiare l’innovazione nel settore dei servizi pubblici. L’iniziativa cantonale ticinese chiedeva a sua volta l’istituzione di un fondo di coesione, ma alimentato unicamente dai dividendi di Swisscom.

Le regioni periferiche – si è lamentato Hans-Jürg Fehr (PS/SH) – hanno l’impressione di »essere travolti» dalla liberalizzazione del settore pubblico. Ma la maggioranza della Camera non ha voluto uno strumento finanziario che ritiene inadeguato. Voler risolvere il problema con un fondo ad attribuzione «rigida» è una cattiva soluzione, ha detto Max Binder (UDC/ZH) a nome della commissione.

Il Consiglio nazionale ha invece accolto tacitamente una mozione del Consiglio degli Stati, in favore di un servizio pubblico di qualità. Il testo invita il Consiglio federale a fare in modo che, in materia di servizi postali, telecomunicazioni e ferrovie, popolazione e aziende continuino a beneficiare di un servizio equo, ripartito su tutto il territorio.

Per attirare l’attenzione dei parlamentari su questa problematica, prima dell’inizio dei lavori parlamentari le sezioni ticinesi dell’Unione sindacale svizzera e del Sindacato della comunicazione hanno distribuito volantini sul piazzale del Palazzo dei Congressi.

In cinque anni il Ticino ha perso 3000 posti di lavoro a causa della liberalizzazione delle tre ex regie nazionali. Una petizione contro la chiusura degli uffici postali ha raccolto oltre 20 mila firme.

swissinfo e agenzie

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