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Nuove regole per il Forum economico di Davos

Il Forum deve aprirsi agli oppositori della globalizzazione Keystone Archive

È necessario un nuovo spirito di Davos. Il Forum economico della località alpina deve rivedere la sua organizzazione e le scelte tematiche, integrando anche gli argomenti degli oppositori della globalizzazione. Questo è quanto proposto dal rapporto, commissionato dal Consiglio federale a Peter Arbenz. Le misure di polizia dovranno in futuro essere limitate sul territorio.

Il rapporto di Peter Arbenz, già delegato per i rifugiati e oggi consulente aziendale, è stato pubblicato a Coira giovedì dal governo grigione. Arbenz si appella ad un nuovo “spirito di Davos”. Per raggiungere questo ideale è necessario aprire un dialogo costruttivo con gli oppositori del Forum.

Scambio di opinioni

Il Forum di Davos potrebbe, seguendo i consigli del relatore, diventare punto di collegamento fra i vari attori di quello che è diventato un triste spettacolo che si ripete periodicamente. Pur rimanendo un punto di incontro fra i leader dell’economia, l’appuntamento nella località alpina dovrebbe tener conto degli argomenti dei critici, integrandoli direttamente nel discorso.

Il Forum economico mondiale (WEF) deve accettare la realtà, continua Arbenz. Anche le Organizzazioni non governative fanno parte del discorso e devono quindi avere un loro spazio al tavolo dei dibattiti. Un’esclusione ad oltranza non porterebbe che ad un inasprimento della violenza, a detrimento di quella parte di manifestanti che sostengono le loro argomentazioni in modo pacifico.

Limitare territorialmente le misure di polizia

Anche in futuro il Forum sarà nell’occhio delle critiche e bersaglio di proteste cariche di emozioni. Seguendo l’esperienza degli ultimi appuntamenti internazionali non sembra possibile escludere completamente l’uso della violenza. Relegare gli oppositori al di fuori dell’incontro equivarrebbe a costruire un bunker intorno a Davos. Ma per evitare lo scontro sul nascere è necessario integrare i movimenti di base che si sentono coinvolti.

L’intervento delle forze di polizia all’ultimo WEF è definito “necessario” e “adeguato alla situazione”. Malgrado ciò ci sarebbero state delle misure e dei blocchi di persone ingiustificati. Per Arbenz sarebbe necessario limitare geograficamente l’intervento della polizia.

Per l’edizione del 2002 si auspica la creazione di un gruppo di lavoro e un patronato, per dare inizio ad una stagione del dialogo. Queste strutture paritetiche aprirebbero la comunicazione tra opposti.

Le reazioni ufficiali al rapporto

Il governo grigione ha preso atto delle conclusioni del rapporto. Per garantire uno svolgimento pacifico del Forum dell’anno prossimo, il Consiglio di Stato ha già messo delle condizioni base a cui vuole attenersi. I rischi devono essere valutati in profondità per garantire la sicurezza di tutti i partecipanti. I Cantoni e la Confederazione dovranno mettere a disposizione i mezzi per assicurare i traguardi.

Contemporaneamente deve essere trovato il contatto con gli anti-globalizzazione per la costituzione di una piattaforma d’incontro. Inoltre si richiede chiarezza nelle basi organizzative e giuridiche per l’intervento delle forze dell’ordine.

Gli organizzatori del Forum economico mondiale (WEF) di Davos hanno accolto con favore le conclusioni del rapporto Arbenz sul futuro della manifestazione grigionese. Da anni i promotori dell’incontro si impegnano a coinvolgere maggiormente la società civile per sostenere il dialogo, ha detto André Schneider, direttore amministrativo del WEF. Gli organizzatori sono anche favorevoli ad una riduzione del dispositivo di sicurezza, a patto però che venga garantita la protezione della popolazione e dei partecipanti al convegno.

Anche il Consiglio federale, per bocca del suo portavoce Achille Casanova, ha reagito positivamente. Berna accoglie con favore la disponibilità del Consiglio di Stato grigionese a sostenere il Forum anche nel 2002 e negli anni successivi. È inoltre fondamentalmente pronto a partecipare attivamente agli sforzi per instaurare il dialogo con gli oppositori alla globalizzazione.

Le voci dei critici

La Dichiarazione di Berna (EvB) – una delle organizzazioni terzomondiste più importanti fra quelle che hanno partecipato al convegno alternativo «The Public Eye on Davos» – deplora invece il fatto di non essere stata contattata da Peter Arbenz per la stesura del rapporto. In un comunicato l’EvB chiede libero accesso a Davos e la salvaguardia del diritto di indire forum paralleli e manifestazioni pacifiche.

Infine la sezione grigionese del partito socialista – che, attraverso un postulato, è all’origine della decisione di realizzare un rapporto – è favorevole all’idea di aprire il WEF anche ad organizzazioni antiglobal. Se ciò non dovesse essere possibile già l’anno prossimo, il PS propone di rinunciare all’edizione 2002.

swissinfo e agenzie

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