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Ogi alla MUBA ribadisce il suo programma esercito XXI

Il presidente della Confederazione Adolf Ogi ha esposto alla Muba di Basilea le riforme relative a Esercito XXI. Un'occasione per lui per rispondere alle critiche delle ultime settimane e sostenere la bontà dei cambimenti prospettati.

Non diminueranno i costi diretti annuali – ha detto il ministro della difesa – mentre per mantenere l’esercito al passo con quelli europei potrebbe costarci almeno 2 miliardi di franchi l’anno in investimenti tecnologici.

In futuro l’esercito sarà ridotto a 200 mila militi – invece dei 120 mila voluti dall’economia e dal ministro dell’economia Pascal Couchepin – di cui 80 mila riservisti, mentre aumenteranno i professionisti. Un quinto delle reclute compirà il servizio in una volta. L’economia dovrebbe trarre vantaggio dalle nuove strutture e dal ringiovanimento dell’esercito. Ad ogni modo l’aumento dei professionisti comporterà un aumento dei costi del personale.

La riforma, ha precisato Ogi, ha sollevato polemiche e qualche perplessità negli ultimi tempi. L’esercito del futuro, ha spiegato il capo del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS), consisterà nella difesa del territorio affidata a 6-9 brigate di combattemento col sostegno dell’aviazione, a compiti di protezione civile – compresi quelli di polizia – e all’impegno in azioni internazionali all’estero per il mantenimento della pace.

Alcune persone, ha affermato Ogi, «hanno storto il naso di fronte all’uso cosiderato improprio dell’esercito in occasione di catastrofi naturali». Quanto compiuto gli anni scorsi sia a difesa di consolati e ambasciate sia nell’assistenza ai rifugiati o ai comuni colpiti da catastrofi naturali è stato necessario «poiché i cantoni e i comuni non potevano farvi fronte da soli». Ad ogni modo, ha detto Ogi, sul totale dei 6,5 milioni di giorni di servizio prestati l’anno scroso, solo 250 mila sono stati dedicati
a interventi di questi tipo.

I soldati di Esercito XXI compiranno sempre 300 giorni di servizio mentre i loro obblighi decaderanno dopo i 32 anni (ora 42). A nostro avviso, ha concluso Ogi, «un numero di 200 mila soldati – ora 360 mila – ci permetterà di ottemperare agli obblighi previsti dal rapporto sulla sicurezza che tiene conto dei mutamenti internazionali e interni oltre che dela nostra neutralità».

swissinfo e agenzie

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