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Democrazia diretta in Svizzera

Per il sindacato lavoratori più protetti con l’iniziativa Sì all’Europa

Secondo l'Unione sindacale svizzera solo con l'adesione all'Unione europea si potranno avere dei sostanziali progressi nella tutela sindacale dei lavoratori Keystone Archive

Un sì all'Europa permetterebbe di garantire una maggiore protezione dei lavoratori in Svizzera. Questa in sintesi la posizione espressa venerdì a Berna dall'Unione sindacale svizzera (USS), che ha invitato i cittadini ad accettare l'iniziativa «Sì all'Europa» in votazione il prossimo 24 marzo.

Secondo l’organizzazzione sindacale i trattati bilaterali, conclusi con l’Unione europea (UE), non hanno futuro perché escludono l’applicazione, in Svizzera, delle norme sociali comunitarie di base per la protezione dei lavoratori.

«Gli accordi bilaterali con l’UE rappresentano un progresso», ha esordito il presidente dell’USS Paul Rechsteiner, «ma abbiamo sempre criticato l’esclusione del nostro Paese dalla dimensione sociale europea, dall’adozione, cioè, delle norme comunitarie di protezione dei lavoratori».

Da un punto di vista sociale, quindi, «i bilaterali presentano dei limiti, ha proseguito Rechsteiner «poiché solo l’adesione all’UE è sinonimo di nuovi progressi sindacali, dato che la Svizzera sarebbe obbligata ad integrare nel proprio ordinamento giuridico le normative di base sulla protezione dei dipendenti».

Una volta chiarite le questioni fondamentali, legate a democrazia diretta, IVA e moneta unica, tutto parla a favore di un’apertura senza indugi a negoziati di adesione, ha sottolineato il presidente dell’USS. La Svizzera, in qualità di «contribuente netta» dell’UE, occuperebbe una solida posizione negoziale di partenza.

Secondo Rechsteiner, anche se attualmente il progetto di costruzione europeo è chiaramente influenzato da tendenze neo liberali, non bisogna dimenticare che, rispetto ai modelli statunitense e asiatico, l’Unione europea difende comunque pur sempre lo stato sociale.

swissinfo e agenzie

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