Più soldi per le strade?
La Conferenza svizzera dei costruttori e i cantoni reclamano maggiori investimenti da parte della Confederazione per la manutenzione dell'infrastruttura stradale. Convinti che spendere oggi eviterebbe spese maggiori domani.
Anche il settore della costruzione ha creato la propria “task force” per affrontare i problemi del traffico e dell’infrastruttura stradale. “Il nostro settore ha appoggiato gli obiettivi di risanamento finanziario dei conti della Confederazione, ma questi non devono essere perseguiti a scapito della sicurezza e del valore dell’infrastruttura”, ha messo subito in chiaro Heinz Pletscher, vicepresidente della Conferenza svizzera dei costruttori (CSC).
Appoggiata dalla Conferenza dei direttori cantonali delle costruzioni, dall’Associazione svizzera del traffico, dal TCS e dall’Ufficio per la prevenzione degli incidenti, la CSC ha rivendicato un’iniezione supplementare da parte di Berna di circa 700 milioni di franchi nei prossimi 3 anni.
Già ora l’infrastruttura viaria elvetica si manterrebbe soltanto intaccando il proprio capitale, ha sostenuto Pletscher, criticando apertamente la politica del governo: “Risparmiare oggi non significa altro che spendere somme molto superiori domani”. Una politica tanto più “incomprensibile”, ha aggiunto, se si considera il fatto che Berna dispone di ingenti risorse destinate espressamente al settore stradale: a fine 2001 il fondo alimentato dai dazi sui carburanti ammonterà a circa 3,5 miliardi di franchi.
Il bisogno di intervenire sembrerebbe provato per gli operatori del settore. In base ad un’indagine effettuata dalla società dei costruttori stradali un quinto dei 3500 chilometri di strade cantonali avrebbe bisogno di essere risanato entro i prossimi 5 anni. Una situazione analoga si riscontrerebbe anche a livello di strade comunali.
A causa della riduzione dei tassi di sovvenzione federale ai cantoni mancano però i soldi per effettuare compiutamente tutti i lavori di manutenzione necessari, ha ricordato George Ganz, delegato della Conferenza dei direttori cantonali. Berna dovrebbe perciò ristabilire i tassi in vigore fino al 1994 aumentando così da 200 a 300 milioni all’anno il proprio contributo.
Ulteriori risorse dovrebbero essere stanziate inoltre per il miglioramento della sicurezza nei tunnel (50 milioni in più l’anno) e di centinaia di passaggi a livello (50 milioni) che non corrispondono alle norme di sicurezza. Per quanto riguarda le spese destinate alla manutenzione della rete stradale d’importanza nazionale la Svizzera dovrebbe almeno allinearsi alle raccomandazioni in materia dell’OCSE, sborsando nei prossimi tre anni circa 160 milioni in più.
Il nostro fine è quello di investire oggi per non dover spendere di più domani, ha detto Pletscher lamentandosi per l’assenza in Svizzera di una lobby organizzata ed efficace in favore di questi progetti. Una constatazione più che mai vera: la task force intende infatti fare pressione sul parlamento per rivedere verso l’alto i crediti destinati al settore stradale nel quadro del piano finanziario 2002-2004.
Un documento che secondo la CSC dovrebbe essere trattato durante la prossima sessione autunnale, ma che in realtà è già stato approvato dalle Camere nell’autunno del 2000. Per tornare alla carica, alla lobby dei costruttori stradali non resta perciò che attendere le cifre del piano finanziario 2003-2005.
Luca Hoderas
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