Quale futuro per il PPD dopo Durrer?
All'indomani delle dimissioni di Adalbert Durrer (nella foto) dalla presidenza del Partito popolare democratico, i leader del partito e la stampa s'interrogano sul futuro di una compagine politica che negli ultimi anni ha visto erodersi la sua base elettorale. Il PPD del futuro sarà un partito di centro o tenterà un'offensiva a destra?
Eva Segmüller, Carlo Schmid, Anton Cottier e Adalbert Durrer: gli avvicendamenti alla presidenza del Partito popolare democratico svizzero si susseguono. E il dilemma si ripropone: meglio ora una figura dalla forte personalità che restituisca al partito un profilo solido, oppure un politico che sappia far convivere l’ala progressista e quella tradizionalista del PPD?
Il consigliere nazionale ginevrino e presidente del gruppo parlamentare Jean-Philippe Maitre non ha dubbi: il futuro o la futura presidente dovrà esprimere una sintesi delle varie correnti democristiane. E anche la sua collega sangallese Lucretia Meier- Schatz ritiene che la nuova figura di punta del PPD debba posizionarsi al centro. A sinistra, afferma Maitre a «Le Temps», sono più forti i socialisti e a destra i radicali: è al centro che esiste il maggior spazio politico e il PPD deve occuparlo, resistendo alla tentazione di rincorrere l’Unione democratica di centro.
Ma il politologo Andreas Ladner, intervistato dalla «Berner Zeitung» avverte: la strategia del centro finora si è rivelata un fallimento. Meglio quindi una virata a destra, dato che è proprio su quella fascia che il PPD ha perso il maggior numero di consensi. Il PPD dovrebbe allora profilarsi come una sorta di UDC con una coscienza sociale? Questa linea, secondo Ladner, comincia ad imporsi e lo dimostra la costituzione di un gruppo organizzato «conservatore» all’interno del partito. Il futuro presidente, afferma il politologo, non dovrà prioritariamente integrare le diverse correnti del PPD, quanto piuttosto dargli un chiaro marchio quale rappresentante del centro-destra.
La consigliera nazionale Judith Stamm, in dichiarazioni rilasciate alla radio svizzero tedesca DRS, non è d’accordo: «da anni invito il partito a non ostinarsi nella ricerca di consensi a destra. Bisogna guardare a sinistra, ai giovani, alle donne e non pescare là dove non c’è niente da prendere».
Il problema è stato dibattuto anche sulle prime pagine dai maggiori giornali svizzeri. Per il «Tages-Anzeiger», il PPD deve sciogliere il dilemma tra l’affermare una linea politica autonoma e l’inseguire radicali e UDC. La «Neue Luzerner Zeitung» pronostica per il PPD una prova di forza al suo interno e forse un avvicinamento alle altre forze politiche «borghesi». Per la «Basler Zeitung», il PPD deve smettere di litigare e imparare ad agire, in modo tale da evitare di presentarsi diviso all’elettorato.
Più severo il «Bund», secondo il quale «il PPD non è più nelle condizioni di andare avanti». E chi si siederà al volante dovrà essere una figura che «non soffre di vertigini». «La funzione democristiana di cerniera tra sinistra e destra, tra progresso e regresso nel sistema della democrazia consensuale dovrebbe comunque permettere a media scadenza anche alle forze progressiste di trovare un proprio posto nel PPD», commenta dal canto suo la «Neue Zürcher Zeitung».
L’«Aargauer Zeitung» scrive che il nuovo presidente dovrà agire da catalizzatore tra le diverse correnti e correggere la rotta in modo tale da preservare l’elettorato conservatore e persino riguadagnare consensi a scapito dell’UDC. «Ha le maggiori possibilità di successo colui che sta al centro, anzi un pochino a destra, e non chi punta decisamente a sinistra», ritiene la «Südostschweiz». Per «24heures» le svolte a destra o a sinistra si riveleranno invece fallimentari: il successore di Durrer dovrà essere capace di lavorare in modo collegiale.
swissinfo e agenzie
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