Rimpatrio dei rifugiati kosovari: la Svizzera quale esempio per la Germania
Bernhard Kouchner ha criticato il modello scelto dalla Germania per il rimpatrio forzato dei rifugiati kosovari, e ha invitato le autorità tedesche a seguire l'esempio svizzero, aiutando maggiormante dal punto di vista finanziario i rimpatriati.
La procedura seguita dalla Germania «non mette in pericolo solo la pace, ma anche l’economia» nella ricostruzione del paese balcanico, ha spiegato il capo della Missione dell’ONU nel Kosovo (MINUK), Bernhard Kouchner, al settimanale di informazione «Der Spiegel».
Le aspettative del ministro dell’interno tedesco Otto Schily, secondo il quale vi sono sufficienti impieghi a disposizione per una buona parte dei rimpatriati, sono «semplicemente false», ha aggiunto Kouchner. Il 50 percento degli albanesi del Kosovo sono ancora senza un posto di lavoro. «Non vogliamo scatenare nuove crisi, ci siamo appena salvati dall’inverno», ha sottolineato.
Bernard Kouchner ha raccomandato alle autorità tedesche di seguire l’esempio svizzero e di concedere un maggiore sostegno finanziario agli albanesi che ritornano in patria. In Germania vivono attualmente circa 160’000 kosovari di etnia albanese, fuggiti dalla provincia serba dopo il 1990.
Programma svizzero di rimpatrio scaduto a fine aprile
A metà maggio, circa la metà dei 60’000 rifugiati kosovari hanno fatto ritorno volontario in patria, nell’ambito del programma di rimpatrio previsto dalla Confederazione. A fine aprile era scaduto il termine per le iscrizioni al programma di rimpatrio volontario.
La data ultima per il rientro è fissata al 31 maggio, dopo di che scatteranno i rinvii forzati. I cantoni saranno autorizzati a rimandare in Kosovo le circa 16 500 persone che non si sono annunciate e che si trovano sul territorio nazionale.
Frattanto, nel Kosovo prosegue l’opera di ricostruzione, alla quale partecipa anche la Svizzera. Già nell’agosto dello scorso anno, la Direzione dello Sviluppo e della Cooperazione (DSC) aveva dato il via a un programma d’aiuto immediato, per rilanciare il settore agricolo, che la guerra aveva paralizzato in varie regioni del Kosovo.
La DSC ha pure contribuito a riparare o costruire abitazioni per 12’000 persone. E anche quest’anno, fra le priorità d’intervento, figura la riparazione di scuole e ospedali e il ripristino dell’approvvigionamento idrico e della rete stradale.
swissinfo e agenzie
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