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Democrazia diretta in Svizzera

“Sì all’Europa”: il Nazionale insiste sul controprogetto

I fronti pro e antieuropeisti rimangono fermi sulle proprie posizioni Keystone

Rimangono le differenze tra i due rami del parlamento in materia di politica europea. Il Nazionale ha riconfermato il controprogetto all'iniziativa "Sì all'Europa" già respinta dagli Stati.

Sono passati tre mesi dal rovente dibattito tenutosi in giugno in parlamento sulla politica europea della Svizzera, ma in proposito le posizioni delle due Camere e quelle dei partiti non sono cambiate minimamente. Spaccato quasi a metà, il Consiglio nazionale ha ribadito, con 97 voti contro 83, la propria volontà di affiancare un controprogetto indiretto all’iniziativa popolare “Sì all’Europa”, un’iniziativa lanciata dai movimenti giovanili europeisti che chiede la riattivazione immediata della richiesta d’adesione all’Unione europea. Una richiesta votata ad un fallimento sicuro in votazione popolare, ciò che rischia di bloccare ogni sforzo di integrazione europea nei prossimi anni.

Per scongiurare questa prospettiva e invitare i promotori dell’iniziativa a ritirarla, il Nazionale propone di adottare una dichiarazione di principio in cui si legittima l’obiettivo strategico dell’adesione all’UE, tuttavia riconoscendo al governo la piena libertà d’azione in quest’ambito, come del resto prevede già oggi la ripartizione delle competenze. Il Consiglio federale dovrebbe così preparare i negoziati d’adesione e a questo scopo presentare al parlamento un rapporto sulle conseguenze istituzionali (si pensi in particolare alla democrazia diretta), economiche, monetarie (franco o euro?), finanziarie, sociali e ambientali che ne derivano. In base alla dichiarazione, Berna dovrebbe decidere di riattivare la domanda di adesione in funzione delle esperienze fatte con gli accordi bilaterali e previa consultazione del parlamento e dei cantoni.

Una dichiarazione che non modifica in nulla l’attuale situazione, ma che per i proeuropeisti riveste un alto valore simbolico e rafforza la politica del governo, il quale già nel 1992 aveva dichiarato l’adesione quale obiettivo strategico della Svizzera. Socialisti e due terzi dei democristiani hanno sostenuto convinti il controprogetto. Il ministro degli esteri Joseph Deiss ha ricordato il principio di co-partecipazione del parlamento in materia di politica estera iscritto nella Costituzione. Contrari invece tutti i deputati dell’UDC, avversi per principio a qualsiasi tentativo di integrazione europea, e i due terzi del PLR, più attendisti, per i quali la controproposta è inutile e sfonderebbe delle porte aperte.

Il controprogetto ritorna ora al Consiglio degli Stati, Camera per la stragrande maggioranza notoriamente euroscettica, che già in giugno aveva deciso di non discutere neppure l’argomento. Se i senatori, come appare ormai certo, si rifiuteranno ancora una volta di entrare in materia, il controprogetto verrà accantonato definitivamente. Il destino degli sforzi svizzeri di integrazione nel prossimo futuro sarà allora nelle mani dei promotori dell’iniziativa “Sì all’Europa”.

Luca Hoderas

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