The Swiss voice in the world since 1935
In primo piano
Democrazia diretta in Svizzera

Si riaccende il dibattito sulla legge per le armi

Keystone

La strage di Zugo per mano di un solo uomo armato impone la revisione della sicurezza di edifici pubblici e istituzionali. La questione dà nuova linfa al dibattito sulle leggi svizzere sull'acquisto e la detenzione di armi. Che oggi figurano tra le più liberali al mondo.

L’omicida ha usato un’arma in dotazione all’esercito svizzero, un fucile d’assalto 5,6 mm SIG “Sturmgewehr 90”, per uccidere le sue vittime, prima rivolgerla contro di se per suicidarsi.

Nel corso della stessa giornata, un altro fucile d’assalto è stato usato in un dramma famigliare a Lucerna da un 49enne svizzero che ha ucciso il suo figliastro 23enne prima di togliersi la vita.

Entrambi i killers hanno utilizzato un’arma molto diffusa nelle case svizzere: il sistema militare svizzero permette infatti al cittadino-soldato di tenere la propria arma personale a casa, perché tutti siano pronti ad una eventuale mobilitazione dell’esercito di milizia.

Inoltre, una volta giunto alla fine degli obblighi militari, nei casi normali attorno ai 40 anni, l’ex soldato può chiedere di mantenere l’arma personale. Ciò viene concesso a precise condizioni: ad esempio il richiedente deve far parte di una società di tiro e deve far modificare il fucile affinché non sia più in grado di sparare a raffica.

Secondo un portavoce dell’esercito, Philippe Zahno, ci sono circa 320mila fucili d’assalto “modello 90” in circolazione in Svizzera. Ai quali si aggiungono almeno 100mila “modello 57”, la versione più vecchia e meno maneggevole. In più, diverse migliaia di pistole d’ordinanza sono tenute in case private.

Le reazioni del parlamento

I parlamentari, sulla scia della strage di Zugo, hanno già chiesto la revisione della legge sulle armi. “Abbiamo ancora ben stampate in testa le immagini degli attentati a New York e Washington, e adesso anche quelle del furioso attacco alla cieca nel parlamento di Zugo “, ha detto il socialdemocratico Paul Günter, membro della commissione parlamentare sulla sicurezza.

“La soglia di aggressioni violente sembra abbassarsi sempre più, e in tale situazione dobbiamo chiederci se possiamo ancora affidare un’arma a quasi ogni cittadino maschio”.

Ci sono anche pochi controlli nelle vendite di fucili degli ex-soldati. La legge richiede la stesura di un contratto con l’acquirente, che ne registri nome e indirizzo. Ma se l’arma viene semplicemente trasmessa a un famigliare, anche questo minimo controllo decade.

Durante la guerra nel Kosovo del 1999, la guerriglia di etnia albanese ha usato fucili d’assalto svizzeri per combattere i serbi.

In Svizzera si è più volte dibattuto sul controllo sulle armi, senza arrivare a grandi risultati. I sostenitori del diritto di ogni soldato a mantenere il proprio fucile a casa sottolineano che i crimini violenti sono relativamente rari nella Confederazione, nonostante una legislazione piuttosto liberale.

Ma Otto Schoch, veterano dell’esercito e membro del partito liberale, si aspetta un cambiamento di rotta, almeno nelle discussioni, dopo la strage di Zugo. “I professionisti nel Dipartimento della difesa ne discuteranno forse sottotono, ma sono meno sicuro che i politici in parlamento perderanno la sfida”.

Con la revisione in corso della legge federale sulle armi, i partiti di centro-sinistra chiedono maggiori controlli. “Come misura minima, la vendita privata e il passaggio tra familiari di armi dell’esercito deve essere controllata come avviene già nella compravendita in un negozio”, ha detto Günter.

La lobby svizzera delle armi

Dopo il massacro di Zugo, si moltiplicheranno probabilmente gli appelli per una restrizione del possesso a casa di armi d’ordinanza. Ma la parola “restrizione” sicuramente solleverà l’opposizione della lobby svizzera delle armi.

Hans-Ruedi Sollberger, presidente di “Pro Tell”, un’associazione che difende il diritto dei militari a tenersi in casa pistole e fucili d’ordinanza, pensa che non sia ancora il momento di rafforzare i controlli. “Non voglio comunque parlarne prima di aver saputo se il killer di Zugo si sia procurato legalmente o illegalmente il fucile d’assalto”, ha detto Sollberger a swissinfo.

Nel passato Pro Tell ha affermato che le leggi svizzere sulle armi fanno parte della “libertà” e “democrazia” svizzera.

Sollberger ha comunque ribadito l’importanza dell’allenamento continuo per la milizia di riserva svizzera. “Se non si hanno le armi a casa, allora possiamo scordarci i tiri obbligatori annuali che si tengono nelle città dei riservisti”.

Ma i politici Günter e Schoch rispondono che dalla fine della Guerra Fredda il bisogno dei soldati di tenere le armi a casa è diventato minimo. “Il concetto risale alla Guerra Fredda, quando si temeva che i sovietici potessero raggiungere la Svizzera in 48 ore, ed era quindi necessario che i militari svizzeri fossero in grado di aprirsi la strada con qualsiasi mezzo per raggiungere i rispettivi reggimenti”, dice Günter.

Per quanto riguarda l’aspetto ideologico, Schoch ritiene ridicolo il pensiero che “si è meno svizzeri se non si ha il fucile d’assalto a casa. L’indipendenza della nostra nazione non dipende certo da un fucile nascosto nell’armadio”.

swissinfo

Articoli più popolari

I più discussi

In conformità con gli standard di JTI

Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative

Potete trovare una panoramica delle discussioni in corso con i nostri giornalisti qui.

Se volete iniziare una discussione su un argomento sollevato in questo articolo o volete segnalare errori fattuali, inviateci un'e-mail all'indirizzo italian@swissinfo.ch.

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR