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Democrazia diretta in Svizzera

Socialisti a congresso per un rilancio del partito

Sabato e domenica è riunito a Lugano il congresso del Partito socialista svizzero. Il momento clou è l'elezione della nuova presidenza, a cui toccherà il compito di ritrovare l'unità del partito dopo le lotte intestine che hanno accompagnato l'era Koch.

Unica candidata presidente è la consigliera agli stati ginevrina Christiane Brunner. A lei si affiancano i consiglieri nazionali Christine Goll, zurighese, e Hans-Jürg Fehr, sciaffusano, candidati alla doppia vicepresidenza. La loro elezione è scontata, dal momento che non ci sono contro-candidature. Ma il numero di voti che raccoglieranno sarà un’indicazione importante sulla volontà del partito di superare le divisioni che hanno segnato la presidenza di Ursula Koch.

Christiane Brunner è un personaggio simbolo all’interno del partito, soprattutto per le donne socialiste. Ginevrina bilingue, avvocato, cresciuta in una famiglia di modeste condizioni, la Brunner è stata una delle organizzatrici dello sciopero delle donne nel 1991. L’anno successivo è stata eletta in Consiglio nazionale ed è diventata, come prima donna, presidente della FLMO, il sindacato dei metalmeccanici. La mancata elezione in Consiglio federale nel marzo 1993 per l’opposizione dei partiti borghesi ne ha fatto una sorta di martire, rendendola popolare. Dal 1995 siede nel Consiglio degli stati.

Alla terna presidenziale spetterà il compito di far uscire il PSS dalla crisi d’identità e dai conflitti personali in cui il partito è precipitato da un paio d’anni. I dirigenti del PSS contano sulle capacità di conciliazione della Brunner per ricucire gli strappi interni e ritrovare la capacità di protagonismo politico che il partito aveva dimostrato prima del 1997, sotto la presidenza del vallesano Peter Bodenmann.

Non si tratta tuttavia di un ritorno all’era Bodenmann. Lo stesso politico e albergatore vallesano ha avuto – stando all’analisi del presidente del gruppo parlamentare socialista Franco Cavalli – le sue responsabilità nella crisi del partito: a quell’epoca il PSS sarebbe in realtà consistito in Bodenmann e in poche altre persone. E l’ombra di Bodenmann pesa ancora sul PSS. Cavalli ha tentato di coinvolgere di nuovo in qualche modo l’ex-presidente nel lavoro del partito, per evitare che le critiche sue e del suo gruppo ostacolino dall’esterno l’attività della nuova presidenza. Ma Bodenmann ha declinato l’invito.

Il PSS ha tratto le conseguenze delle presidenze Koch e Bodenmann non solo nella scelta della terna di candidati alla presidenza, ma anche a livello organizzativo. Il congresso di Lugano deve decidere anche su una proposta di riforma delle strutture organizzative che dovrebbe rendere più efficiente il partito e garantire una maggiore presenza della base.

Fra le proposte di riforma più discusse, quella di creare un’Assemblea dei delegati composta da circa 400 persone. L’Assemblea si affiancherebbe – come quarto organismo statutario – al Congresso, al Comitato centrale e al Comitato direttivo ridotto. Il comitato centrale dovrebbe funzionare come organo di coordinazione e le competenze del segretario generale dovrebbero diminuire.

Durante il congresso è in discussione pure un manifesto con una cinquantina di tesi sul servizio pubblico, manifesto che ha già suscitato molti dibattiti nel Comitato centrale. Il compito di lanciare la discussione spetta al consigliere federale Moritz Leuenberger.

swissinfo e agenzie

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