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Sudafrica, nessun accordo segreto

Il portavoce del Dipartimento della difesa Oswald Sigg difende dalle accuse della stampa l'ex capo dei servizi segreti Peter Regli Keystone

Il Dipartimento della difesa smentisce l'esistenza di un accordo segreto con il Sudafrica sulle armi chimiche. E difende il divisionario Peter Regli.

Finora al Dipartimento della difesa (DDPS) non sarebbe stata trovata traccia di un accordo segreto con il Sudafrica sulle armi chimiche, come denunciato da alcuni organi di stampa nel fine settimana. Sono però in corso ulteriori indagini, ha detto il portavoce Oswald Sigg, ribadendo in pratica quanto già detto domenica.

Il divisionario Peter Regli – ex capo del Gruppo servizio informazioni (Grinfo), i servizi segreti militari svizzeri, pesantemente attaccato dalla stampa – continua a godere della fiducia del DDPS e ad essere «persona gradita», ha aggiunto Sigg. E questo fino ad un’eventuale dimostrazione di colpevolezza.

Secondo Sigg l’iniziativa di acquistare, nel 1994, razzi antiaeri SA-18, faceva parte della normale attività di un servizio segreto. Per le due armi, aveva rivelato venerdì la televisione svizzero tedesca, erano stati pagati 305 500 franchi: l’acquisto era avvenuto per via non ufficiale. Gli SA-18 erano destinati a test: fatto sta che sono rimasti per anni nel loro imballaggio originale in un deposito dell’esercito a Thun (BE).

L’allora capo di stato maggiore Arthur Liener era informato dell’acquisto, ha rivelato oggi radio DRS. Ora il DDPS ha avviato un’inchiesta per determinare il perché non sono stati sottoposti a valutazioni.

L’idea di disfarsi delle armi rivendendole sottobanco al Sudafrica – un traffico impedito solo dal veto di Samuel Schmid – è nata «ai livelli inferiori» del dipartimento, ha detto Sigg. Ma nel frattempo l’aeronautica, da quando mette a disposizione elicotteri Super-Puma in missioni all’estero, è tornata ad interessarsi di queste armi.

Per fare luce sui rapporti fra i servizi segreti della Confederazione e quelli del Sudafrica dell’Apartheid – si parla tra l’altro di regolari contatti e traffici con responsabili di un programma segreto per sviluppare armi capaci di annientare la popolazione negra – nei prossimi tempi sarà nominato uno storico militare, ha spiegato Sigg. L’esistenza di un accordo segreto potrebbe però anche essere chiarita attraverso una rogatoria a Johannesburg.

Nel frattempo bisognerà attendere fino a metà novembre per conoscere i risultati dell’inchiesta preliminare del segretario generale del DDPS, Juan Gut, in particolare sulle accuse rivolte al Grinfo di aver distrutto documenti sull’imbarazzante dossier «Svizzera-Sudafrica».

Da notare che prima di essere pensionato e scagionato da ogni accusa dalla giustizia civile e militare – nonché riabilitato politicamente da Adolf Ogi – Regli aveva ottenuto il compito di trasmettere agli archivi militari i documenti e le conoscenze accumulate come capo dei servizi segreti. In pratica era stato nominato archivista di sé stesso.

Per far luce su tutto ciò il partito socialista chiede l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta. I partiti borghesi però si oppongono.

swissinfo e agenzie

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