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Un anno dopo l’introduzione della legge sull’asilo i cambiamenti sono minimi

Una rifugiata bosniaca al suo arrivo a Buchs (San Gallo) in una foto d'archivio Keystone

La nuova legge sull'asilo compie un anno. La sua entrata in vigore non ha però provocato profondi cambiamenti. L'Ufficio federale dei rifugiati (UFR) è confrontato all'evoluzione internazionale. L'OSAR parla invece di «bricolage».

La Svizzera deve continuamente adattarsi al contesto internazionale e alle decisioni prese dai paesi vicini, spiega Dominique Boillat, portavoce dell’UFR. «Non possiamo semplicemente decidere di chiudere tutte le frontiere, come vorrebbero alcuni».

Accettata dal popolo il 13 giugno 1999, la nuova legge è entrata in vigore il 1° ottobre. Da quella data fino alla fine del mese di agosto di quest’anno, l’UFR ha registrato più di 16 000 richieste d’asilo. I miglioramenti attesi dalla revisione della legge si scontrano però con numerosi ostacoli.

La legge non ha migliorato niente per quanto concerne gli abusi e non fa che mettere i richiedenti in una situazione più difficile, secondo Christian Levrat, portavoce dell’Organizzazione svizzera d’aiuto ai rifugiati (OSAR). «Infatti, le modifiche hanno avuto solo poche ripercussioni pratiche, si è trattato di bricolage».

La non entrata in materia per i profughi senza documenti di identità o per i clandestini è stata uno dei punti controversi durante la consultazione sulla legge e i dibattiti in parlamento. La misura tocca attualmente circa un terzo delle domande d’asilo, secondo l’UFR.

Questa pratica permette di accelerare la decisione, ma non risolve il problema dell’esecuzione dei rimpatri e non risponde ai casi di abuso, secondo l’OSAR. Senza documenti d’identità, è difficile determinare rapidamente verso quale paese deve essere rispedito il richiedente l’asilo, riconosce l’UFR.

L’Ufficio federale è anche confrontato all’impossibilità di rimpatriare i profughi verso certi paesi, come la Turchia e l’Irak. Altri stati poi, come la Cina, rifiutano persino di accogliere i loro cittadini.

Il numero di richiedenti la cui domanda non è stata accettata aumenta, aggiungono gli enti assistenziali. «E non abbiamo sempre accesso ai centri di registrazione», precisa Levrat. L’OSAR ha sollecitato le autorità a più riprese per poter essere presente nei centri di accoglienza.

«Non siamo ancora autorizzati ad avere un ufficio per fornire consigli giuridici», prosegue il portavoce. I richiedenti senza documenti che arrivano negli aeroporti hanno 24 ore per inoltrare ricorso. Secondo Levrat, questo termine è troppo corto per poter usufruire degli enti di aiuto.

Neanche il rinvio verso paesi terzi, facilitato nell’ambito della nuova legge, è un successo, ammette Boillat. «Abbiamo delle difficoltà ad applicare questo punto poiché certi stati non collaborano».

Ultimamente, alcuni rifugiati espulsi verso un paese dell’Africa di cui non sono originari, sono stati rispediti in Svizzera. I poliziotti elvetici che li accompagnavano sono stati imprigionati, racconta il portavoce dell’UFR.

Altra novità della legge, lo statuto di rifugiato della violenza. Questa disposizione, che permette ai gruppi che fuggono una guerra di essere accolti per un certo periodo in Svizzera, non è finora stata applicata.

Il Consiglio federale ha tolto l’ammissione provvisoria collettiva di cui beneficiavano i kosovari sei settimane prima dell’entrata in vigore della legge, deplora Levrat. L’UFR considera invece che l’accoglienza dei kosovari si è rivelata un test positivo.

Così, appena in vigore, la nuova legge è già rimessa in discussione. «Si prospetta una revisione per problemi che esistevano già al momento della messa in consultazione del testo attuale», aggiunge Levrat.

L’OSAR auspica la realizzazione di «vere misure» per accelerare la procedura. L’organizzazione preconizza anche la liberalizzazione del diritto di lavorare dei richiedenti l’asilo, un fattore d’integrazione determinate, secondo l’organizzazione.

L’UFR ha presentato un progetto per favorire le persone che collaborano, facilitando loro il dritto a lavorare. Si tratta di una proposta del gruppo di lavoro «finanziamento dell’asilo».

swissinfo e agenzie

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