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Democrazia diretta in Svizzera

Un secco no al “sì all’Europa”

Sì o no all'Europa? La campagna per la votazione del 4 marzo è oramai lanciata anche dagli oppositori Keystone

Un'iniziativa dal titolo sbagliato, che pone la domanda sbagliata al momento sbagliato. Così, in sintesi, il comitato contro l'iniziativa "Sì all'Europa" ha illustrato le ragioni per votare no il prossimo 4 marzo.

Per contrastare il vento filoeuropeista che, in base a recenti sondaggi, sembra soffiare sempre più forte nell’opinione pubblica, gli oppositori all’iniziativa popolare “Sì all’Europa” hanno sfoderato martedì le armi della ragionevolezza e del senso di responsabilità.

Il comitato contrario, composto da circa 100 parlamentari dello schieramento di centro-destra, ha lanciato un appello al realismo, sottolineando che un no all’iniziativa è “soprattutto un no ad un impegno immediato in trattative in vista dell’adesione all’UE” e non un no di principio all’integrazione.

Diversamente da quanto richiede l’iniziativa, non vi sarebbe nessuna fretta di riprendere i negoziati d’adesione all’Unione europea, prima ancora che gli accordi bilaterali siano in vigore e che se ne conoscano gli effetti, ha osservato il consigliere agli Stati PPD Bruno Frick.

“Chi, in veste di persona o di partito, si schiera a favore di trattative immediate, agisce in maniera poco credibile”, ha rimarcato il democristiano svittese, lanciando indirettamente una frecciata anche alla maggioranza dei delegati PPD svizzero, che a sorpresa, lo scorso finesettimana, hanno deciso di raccomandare il sì all’iniziativa.

Prima di intavolare negoziati, dovrebbero inoltre essere analizzate le conseguenze sulla democrazia diretta elvetica e sulle istituzioni politiche del paese: “Un’adesione renderà necessaria una profonda riforma interna del nostro paese”, ha ricordato Frick.

Ma quello del momento giusto non sarebbe l’unico grave difetto dell’iniziativa. Anche il titolo è sbagliato, ha rimarcato Walter Frey, capogruppo UDC, il partito di governo che contesta qualsiasi tentativo di avvicinamento politico a Bruxelles. Secondo Frey, approvare l’iniziativa significa approvare l’Europa di Maastricht senza lasciare altre alternative.

Sbagliato sarebbe, inoltre, togliere al governo la competenza di scegliere liberamente quando intavolare le trattative. “Se il popolo dà mandato al Consiglio federale di riprendere immediatamente i negoziati, la Svizzera verrebbe degradata al ruolo di chi chiede un favore”.

Contro l’iniziativa si è espresso anche il consigliere agli Stati PLR friborghese Jean-Claude Cornu, secondo il quale già oggi le relazioni tra la Svizzera e l’UE sono particolarmente intense e lo saranno ancor di più in futuro, anche senza l’adesione. Bruxelles ha manifestato interesse per concludere nuovi accordi bilaterali sui temi della frode doganale e sull’imposizione dei risparmi.

“Non credo comunque che il prezzo di un’adesione si rivelerà più alto tra 5 o 10 anni”, ha detto Cornu, che ha voluto aggiungere il suo “non” al coro di “nein” del comitato. Ma la posizione del deputato romando è un’eccezione. Tra il centinaio di parlamentari contrari all’iniziativa, i rappresentanti dei cantoni svizzero-francesi sono complessivamente 5, tra cui due UDC.

L’iniziativa sta raccogliendo simpatie anche oltre Sarine, grazie all’impegno della Romandia e di alcuni deputati svizzero-tedeschi pro-europeisti. Tra gli argomenti che fanno più presa, quello della partecipazione: si vuole che la Svizzera prenda parte alla costruzione del progetto europeo e che non si limiti ad adeguarsi e ad applicare ciò che è stato deciso senza il suo contributo.

Inoltre, sostengono i fautori, la ripresa dei negoziati d’adesione offrirebbe, sia ai favorevoli sia ai contrari di un’integrazione, la grande occasione di fare chiarezza nei rapporti con l’UE e di poter prendere una decisione in conoscenza di causa.

Ma anche se il prossimo 4 marzo “Sì all’Europa” otterrà la maggioranza dei voti, è praticamente certo che le mancherà quella dei cantoni, rinnovando il Röstigraben già verificatosi nel 1992 per il voto sullo Spazio Economico Europeo.

Luca Hoderas

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