350 vecchie bombe a mano rinvenute in un lago nel Canton Lucerna
Circa 350 bombe a mano, risalenti alla Prima guerra mondiale, sono state scoperte nel Rotsee, un piccolo specchio d'acqua vicino a Lucerna dove nel 1916 si verificò un incidente in una fabbrica d'armamenti.
Secondo la Polizia cantonale lucernese ed il Dipartimento federale della difesa (DDPS), né i bagnanti, né chi ha navigato sul laghetto hanno corso rischi di sorta.
Le prime bombe a mano sono state rinvenute a circa tre metri dalla riva da un sommozzatore privato a fine maggio, nel corso della tradizionale azione di pulizia del Rotsee. I sub della polizia hanno poi recuperato il resto degli ordigni dal fondo del lago, la cui profondità massima è di 16 metri.
Si tratta di bombe di tipo Siegwart DHG 16, testate dall’esercito svizzero ma mai entrate a far parte delle armi in dotazione. Gli ordigni – contengono 80 grammi di esplosivo (ormai invecchiato) rivestito di uno strato di metallo pronto a creare mille scheggie – esplodono quattro secondi dopo essere stati innescati.
La fabbricazione era affidata ad una ditta privata della regione del Rotsee. Il 20 ottobre 1916 una grossa esplosione distrusse il magazzino di munizioni numero 6 della ditta: alcuni operai avevano urtato casse piene di DHG 16. Cinque persone persero la vita nell’incidente, mentre munizioni e pezzi di muratura vennero scaraventati nel lago.
Non è la prima volta che dal Rotsee, vicino ad Ebikon (nel Canton Lucerna) vengono ripescati residuati bellici. Nel 1979 erano state scoperte e poi distrutte 760 bombe a mano dello stesso tipo. In quell’occasione la ricerca era stata effettuata a vista, mentre questa volta i sommozzatori della polizia hanno utilizzato anche alcuni «metal detector».
Nella parte del lago dove si trova la spiaggia non è stato rinvenuto nulla di sospetto. Sulla riva occidentale invece i rilevatori hanno segnalato numerose bombe a mano: il settore è stato chiuso al pubblico ed alla navigazione per proseguire i lavori di recupero.
Gli specialisti del DDPS, dopo aver staccato la linguetta di sicurezza dalle granate e averle sigillate con nastro isolante, le ripongono in contenitori pieni d’acqua. Gli ordigni verranno in seguito fatti saltare in appositi luogo gestiti dall’esercito.
Secondo il DDPS, le bombe a mano costituiscono un pericolo solo se recuperate in maniera non adeguata. Possono esplodere qualora – dopo 80 anni di immersione nell’acqua – venissero asciugate o riscaldate. Per evitare incidenti di questo tipo sono stati utilizzati contenitori pieni d’acqua per il trasporto.
swissinfo e agenzie
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