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A stragrande maggioranza il Ticino boccia il ticket per le scuole private

Ai promotori dell'iniziativa appellarsi a Stefano Franscini non è servito a convincere i ticinesi Keystone

Netto no dell'elettorato ticinese al sussidio cantonale per le famiglie i cui figli frequentano le scuole private. Domenica con il 74,1% dei voti è stata bocciata l'iniziativa popolare «Per un'effettiva libertà scelta della scuola», che chiedeva un bonus per tutti gli allievi degli istituti privati riconosciuti dallo Stato. Stessa sorte per il controprogetto che puntava, invece, al sussidiamento solo per la fascia della scuola dell'obbligo e che è stato respinto dal 72,3% dei votanti. Notevole la partecipazione al voto che ha toccato il 43,1%.

L’iniziativa popolare ha raccolto 21’600 sì, quindi molto al di sotto delle 25mila firme con cui era stata lanciata nel 1997; i no sono stati 62’500. Il controprogetto è stato approvato da 22’785 cittadini, mentre in 61’100 hanno votato no. Si è conclusa così una campagna elettorale contraddistinta da uno dei più intensi e serrati dibattiti mai registrati in Ticino.

Un successo schiacciante per il fronte degli oppositori al ticket, sostenuti dal Partito socialista, dal Partito liberale radicale e dall’Associazione per la difesa della scuola pubblica, che nel pomeriggio si sono ritrovati a Giubiasco per festeggiare la vittoria.

«Un risultato che va al di là di ogni aspettativa» commenta Giovanni Merlini presidente del PLR e co-presidente del comitato per il no. «Il fatto che non ci siano sostanziali differenze quantitative tra il no all’iniziativa e al controprogetto – spiega Merlini – dimostra chiaramente che nei cittadini ha prevalso il timore che a lungo o a medio termine questo sussidio mascherato agli istituti privati avrebbe pregiudicato la qualità della scuola pubblica».

Forte la delusione tra i sostenitori dei due sì che spiegano la sconfitta con la massiccia mobilitazione degli avversari. «Negli ultimi giorni la campagna ha raggiunto toni esagerati. Si sono mobilitati docenti e quanti altri lavorano nella scuola statale, si è finanziata, e bisogna vedere con quali mezzi, una propaganda che è stata davvero capillare e invasiva» – afferma Tullio Righinetti co-presidente del comitato per il controprogetto ed esponente di spicco del PLR.

E determinante per Righinetti è stato l’appoggio del PLR, o meglio dell’ala radicale e statalista, al fronte del no. « Il partito – aggiunge – si è schierato con i sindacati e con la sinistra, ed è sceso persino in piazza per sfilare a fianco gli autonomi del Centro sociale di Canobbio. Una scelta che non è piaciuta neanche a molti liberali radicali che erano schierati per il no. Ora resta da vedere se anche in futuro il PLR appoggerà le rivendicazioni della sinistra statalista. Ma credo che a questo punto s’impone un chiarimento di fondo sulla strategia del partito».

Per don Mino Grampa, rettore del Collegio Papio di Ascona e trascinatore degli iniziativisti, hanno vinto «la demagogia e il populismo che in questo confronto – dice – l’hanno fatta da padroni». «Non si è voluto capire – sostiene – che la scuola privata è complementare a quella pubblica, la cui qualità nessuno mette in discussione e che nessuno vuole privare delle necessarie risorse finanziarie. Penso che sia nell’interesse di tutti non rinchiudersi nel monopolio dell’istruzione pubblica. Vedremo se le promesse fatte in questa campagna per aiutare gli istituti privati con borse di studio, materiale scolastico e sostegni economici per gli allievi più bisognosi saranno veramente mantenute».

Secondo Merlini, nell’ambito dell’articolo 84 della legge sulla scuola, che sancisce l’aiuto alle famiglie che per «comprovati motivi sociali» devono iscrivere i figli agli istituti privati, ci sono dei margini per intervenire in maniera mirata. «Indubbiamente – dice – per la fascia dei nuclei familiari con un reddito modesto esistono delle esigenze che la scuola pubblica non soddisfa del tutto, come doposcuola o mense, servizi che vanno, dunque potenziati».

Libero D’Agostino

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