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Afghanistan: CICR, momento cruciale

I delegati del Comitato internazionale della Croce rossa sono tornati nella capitale afghana Kabul dove li attende un lavoro gravoso Keystone

Tornati a Kabul i delegati del Comitato internazionale della croce rossa (CICR) hanno constatato giovedì l'ampiezza del compito che li attende.

La raccolta dei cadaveri abbandonati per le strade per essere inumati secondo il rito musulmano e la visita dei prigionieri saranno le prime priorità.

L’Afghanistan sta vivendo un “momento cruciale” sul piano umanitario, ha affermato Jean Michel Monod, delegato del CICR per l’Asia durante una conferenza stampa a Ginevra. “Non mi riferisco alla situazione alimentare, ma al bisogno di protezione all’interno dell’Afghanistan di tutta una popolazione che non ha partecipato al conflitto e ai prigionieri”, ha aggiunto. Il CICR si dichiara preoccupato dalle informazioni su esecuzione sommarie di prigionieri e “feriti che non partecipano più ai combattimenti”, ha aggiunto Monod.

Aumentare gli effettivi

“Quando ci guardiamo attorno ci chiediamo come gli abitanti possano vivere, o piuttosto sopravvivere”, ha dichiarato Alberto Cairo, ortopedista del CICR, raggiunto a Kabul giovedì al telefono dall’organizzazione umanitaria. “Qui le difficoltà sono dappertutto e di ogni tipo. Il nostro compito sarà ancora più arduo che prima della nostra partenza”.

Il personale internazionale dell’organizzaizone aveva lasciato la città otto settimane fa all’indomani degli attentati negli Stati Uniti. Tre collaboratori del CICR sono tornati in Afghanistan martedì e altri seguiranno nei prossimi giorni. Uniranno i loro sforzi per stabilire un “dialogo franco e diretto” con le parti in guerra sui loro obblighi nei confronti dei prigionieri secondo la legge umanitaria internazionale.

Il CICR prevede di far passare i suoi effettivi in Afghanistan a un centinaio di persone, contro le circa 70 presenti prima dell’11 settembre. Un migliaio di impiegati afghani lavorano per l’organizzazione e hanno potuto proseguire il lavoro durante l’assenza dei delegati.

A questo proposito Monod ha fatto notare con soddisfazione che i collaboratori umanitari afghani hanno potuto continuare a svolgere i loro compiti con un minimo di aiuto esterno evitando una catastrofe umanitaria. “Abbiamo seri motivi per credere che le urgenze reali si trovino nelle campagne e non nelle città”, ha concluso Monod.

PAM in azione

Giovedì è tornato a Faizabad, nel nord del paese, un primo gruppo di collaboratori del Programma alimentare mondiale (PAM). L’ufficio del PAM in questa città coordina la distribuzione di viveri a circa 750000 persone, di cui più di 200000 vivono nella valle del Panshir.

A 80 chilometri a nord di Mazar-i-Charif, il PAM prosegue inoltre i suoi trasporti di viveri via battello sul fiume Amu Darya alla frontiera con l’Uzbekistan. L’agenzia dell’ONU ha distribuito la scorsa settimana razioni alimentari per 120000 persone nella città di Mazar-i-Charif. In questa città, in cui la tensione è ancora palpabile secondo il PAM, ieri sera sono arrivati anche tre collaboratori dell’organizzazione “Medici senza frontiere” provenienti dal Turkmenistan.

swissinfo e agenzie

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