Bocciata la Carta sociale europea
Dopo anni di tergiversazioni, la Camera del popolo ha deciso di archiviare l’iniziativa parlamentare socialista per una ratifica del documento europeo.
La Svizzera è così uno dei pochi paesi a non aver ratificato la Carta, dopo la sua firma nel 1976.
L’iniziativa parlamentare del 1991 che chiedeva la ratifica della Carta sociale del Consiglio d’Europa, è stata riposta nel cassetto.
Venerdì, il Consiglio nazionale ha infatti deciso (con 104 voti contro 84) di archiviare la proposta avanzata dai socialisti.
“La legislazione svizzera e il federalismo che prevale nelle questioni sociali, escludono una ratifica”, ha affermato il deputato radicale Pierre Triponez.
Dopo la sua firma nel 1976, la Svizzera rimane così uno dei pochi paesi (assieme a Liechtenstein, Romania, Slovenia, Macedonia e Ucraina) a non aver ratificato il documento.
Basta prorogare
La maggioranza borghese in Parlamento non ha reagito alle richieste della Commissione della sicurezza sociale e della sanità (Css), che domandava di prorogare ancora una volta l’esame della questione.
“Non si tratta di pronunciarsi a favore o contro la Carta, ma di permettere alla Commissione di fare un rapporto”, ha sostenuto invano la democristiana Thérèse Meyer.
La Css voleva infatti interrogarsi se la Svizzera doveva ratificare la Carta originale del 1961, o quella rivista del 1996.
“L’iniziativa dev’essere definitivamente archiviata”, ha però ribattuto Triponez, direttore dell’Unione svizzera delle arti e mestieri (Usam).
D’altronde, anche la maggioranza dei cantoni si è pronunciata contro.
Tanti rapporti per nulla
Da una trentina d’anni, i rapporti che chiedono la ratifica della Carta sociale del Consiglio d’Europa si sono accumulati, ma la conclusione alla quale sono giunti è sempre stata la stessa: la Svizzera non può riconfermare la sua firma.
Secondo il direttore dell’Usam, “il documento obbligherebbe la Svizzera ad innalzare progressivamente il livello della sicurezza sociale”. Un elemento “inaccettabile”, considerati i problemi di finanziamento che stanno vivendo le assicurazioni sociali.
Una storia lunga
La decisione presa dal Nazionale mette la parola fine, almeno fino a nuovo ordine, ad una storia lunga e movimentata.
Un primo tentativo di ratifica, su iniziativa del Consiglio federale, era stato respinto dal Parlamento nel 1980.
Nel 1991, il gruppo socialista ha rilanciato il processo con un’iniziativa parlamentare. Dopo aver accettato di darle seguito due anni dopo, il Consiglio federale ha in seguito preferito, nell’ottobre del 1996, rinviare la questione a “tempi migliori”.
Il dibattito si era arenato su tre punti: la paura della destra di un’estensione dello Stato sociale, il diritto di sciopero e il diritto al ricongiungimento familiare dei lavoratori stranieri.
Il Consiglio nazionale aveva così prolungato a più riprese la data termine di trattamento del dossier. Fino alla decisione di venerdì.
swissinfo e agenzie
La Carta sociale europea, che sancisce dei diritti e delle libertà, è stata adottata il 18 ottobre 1961 dal Consiglio d’Europa, ed è entrata in vigore il 26 febbraio 1965.
Nel 1996, il testo del documento è stato rivisto per tener conto dell’evoluzione delle società europee negli ultimi trent’anni.
Nella nuova versione sono stati aggiunti ad esempio il diritto all’insegnamento e a un’abitazione, oltre al diritto di essere sostenuti in caso di povertà o di esclusione sociale.
Il Consiglio nazionale ha archiviato l’iniziativa socialista di ratifica della Carta sociale europea con 104 voti contro 84.
La Svizzera è così uno dei pochi stati a non aver ratificato il documento.
Altri paesi sono il Liechtenstein, la Slovenia, la Romania, la Macedonia e l’Ucraina.
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