Con Berlusconi al potere, meno facili i rapporti fra Berna e Roma su trasporti e giustizia
L'Italia ha votato domenica accordando alla formazione di Silvio Berlusconi il primato sulle altre forze politiche, premiando in definitiva il controverso magnate della comunicazione. Un futuro governo della coalizione capeggiata dal cavaliere potrebbe avere precise quanto sgradite ripercussioni sulla Svizzera, in particolare per quanto riguarda la politica dei trasporti e l'assistenza giudiziaria fra Berna e Roma. Il commento di Gianni Gaggini.
Anche se sarà un voto discusso e destinato ad essere ricordato per il rodeo serale tra code ai seggi e cifre pubblicate prima che le urne chiudessero, il segno forte, inequivocabile di questo voto politico italiano 2001 sta nella vittoria di Silvio Berlusconi. Più volte si era detto che una campagna feroce era finita a trasformare il voto in un referendum sul cavaliere, con una marcatissima personalizzazione di tutta la sfida. E un’affermazione nelle proporzioni che si profilano dallo spoglio dei risultati, rappresenta una risposta netta degli italiani.
Guardando però alle conseguenze del pieno dei voti di Berlusconi, s’intravedono alcuni interrogativi che occuperanno da subito gli osservatori internazionali e, in particolare, paesi come il nostro profondamente legati alle vicende italiane.
Prima questione: sarà una legislatura in grado di garantire l’agognata stabilità alla politica italiana? Apparentemente i numeri alla Camera e al Senato parlano di un netto margine di sicurezza per il nuovo governo della Casa delle Libertà. Ma qui sta la forza e la fragilità del risultato delle urne. Il successo di Berlusconi e di Forza Italia, nettamente il primo partito in Italia, ha sottratto spazio agli alleati. Diminuisce così il peso condizionante dei partiti minori del Polo e in particolare della Lega, ma apre al loro interno delle discussioni d’orientamento e di leadership che potrebbero produrre qualche tensione all’interno della nuova maggioranza di centro destra.
E seconda ricaduta del plebiscito che ha premiato Berlusconi sta nel fatto che colloca il cavaliere in un ruolo quasi egemone nel Polo e quindi nel nuovo governo. Troppo forse per una figura che non ha cancellato ancora tanti problemi giudiziari in Italia e all’estero, rimanendo per questo esposto a notevoli rischi.
Guardando a quel che direttamente si può aspettare in particolare la Svizzera da questa svolta italiana ci sono alcune domande sul terreno. Indubbiamente si guarda con interesse alle facilitazioni che il Polo si era promesso di realizzare in campo di investimenti industriali e l’apertura dei mercati.
Ma ci sono anche nubi in vista per esempio la politica dei trasporti. Durante la campagna elettorale Berlusconi si era prodigato ad illustrare la grandi opere stradali e ferroviarie che il Polo si sarebbe promesso di realizzare una volta al potere. Tanti chilometri di asfalto, ma niente sulla conversione del traffico pesante dalla strada alla ferrovia, un problema sempre più vitale per il traffico transalpino. Anzi, fanno memoria a Berna le difficoltà incontrate nella legislatura uscente, l’opposizione parlamentare opposta dal Polo ad ogni tentativo di incentivare la conversione del traffico merci su rotaia a danno della categoria degli autotrasportatori.
Inoltre altri dubbi investono la sfera giudiziaria, tema da sempre centrale nei rapporti bilaterali italo-svizzeri. Proprio alla vigilia del voto si ricorderà che il Polo aveva bloccato al Senato la ratifica del nuovo accordo sulla collaborazione giudiziaria. Uno scivolone in piena campagna elettorale che alla luce delle polemiche e delle tensioni che si preparano all’orizzonte del Governo del Polo rischiano di diventare vera materia incandescente.
Gianni Gaggini
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