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Democrazia diretta in Svizzera

Conto alla rovescia per la scelta del successore di Adolf Ogi

Grafico elezione CF swissinfo.ch

Grande fermento sotto la cupola di Palazzo federale, dove i parlamentari si apprestano ad eleggere il successore di Adolf Ogi in governo. In lizza, fra mille manovre e congetture, tre candidati ufficiali: due UDC e un'ecologista.

Per capire le discussioni e le manovre che hanno caratterizzato in queste settimane la scena della politica federale bisogna risalire all’autunno dell’anno scorso. Allora, si era parlato di terremoto politico, quando le elezioni federali avevano catapultato l’Unione democratica di centro al primo posto fra i partiti per numero di suffragi ottenuti.

La formula magica che dal 1959 determina la distribuzione dei sette seggi in Consiglio federale si era fatta improvvisamente vacillante. Logicamente l’UDC avrebbe avuto diritto a un seggio supplementare a scapito dei democristiani, usciti con le ossa rotte dall’esame popolare. Ma logica e politica non sono come due anime in un nocciolo. Temendone le conseguenze, tutti si accordarono per rinviare un cambiamento così radicale fino alla partenza di Adolf Ogi, l’attuale rappresentante UDC in governo.

Una partenza che, per il gusto degli altri tre partiti di governo è probabilmente giunta fin troppo rapidamente. Allora, il 6 dicembre resterà negli annali della storia come il giorno in cui la classe politica ha decretato la fine della formula magica? Nulla è meno sicuro.

La fine della formula magica obbligherebbe soprattutto i radicali a scegliere il proprio campo: o con l’UDC, per una coalizione di destra, o con i socialisti, per un progetto di centro-sinistra. Gli elettori sono però impreparati a queste due opzioni. Da un lato, parecchi sarebbero tentati dall’UDC se questa si trovasse improvvisamente nel ruolo di partito d’opposizione, svincolata da qualsiasi impegno governativo. Un’alleanza con l’UDC in governo porterebbe invece a un’inevitabile chiusura della politica svizzera. L’abbandono della formula magica significherebbe inoltre l’abbozzo di un regime d’alternanza e per la Svizzera sarebbe l’inizio di un cambiamento di cultura politica, con un sistema di alleanze di governo basate su un programma comune che oggi non esiste.

Dal canto loro, i socialisti hanno proposto un po’ affrettatamente che fosse un esponente del partito radicale a ricoprire l’attuale seggio dell’UDC, ma i radicali hanno risposto picche. Sono poi entrati in scena anche gli ecologisti, che vedono nell’UDC un partito estremista. Fatto nuovo in Svizzera, i verdi, partito non governativo, hanno lanciato nella battaglia una loro candidata. Tra le numerose altre congetture circolate nei corridori di Palazzo federale figura anche la ricerca di un candidato senza partito cui affidare il seggio UDC.

Per intanto restano i candidati ufficiali, nominati dalle sezioni cantonali dell’UDC. Tra i più gettonati figura il turgoviese Roland Eberle, che insieme alla zurighese Rita Fuhrer è stato nominato candidato ufficiale anche dal gruppo UDC delle Camere federali. Per loro sono determinanti le tradizionali audizioni nei diversi gruppi parlamentari.

Entrambi sono membri del governo dei rispettivi cantoni, ma non hanno esperienza al parlamento federale. Altro punto in comune, la loro rigidità nei confronti della politica d’asilo e la loro ostilità all’integrazione europea. Rita Fuhrer, che a Zurigo gode di un certo prestigio per la sua determinazione, è la candidata del padre padrone dell’UDC zurighese Christoph Blocher. Questo non è però necessariamente un vantaggio per lei, dal momento che a Berna il tribuno della Limmat è inviso a un gran numero di parlamentari anche borghesi; inoltre, la Fuhrer sarebbe la seconda rappresentante in governo di Zurigo, insieme al socialista Moritz Leuenberger. Blocher gradisce comunque pienamente anche Eberle.

A contrastare l’ala dura zurighese resta l’UDC bernese Samuel Schmid, senatore poco carismatico che può però contare su un’importante rete di relazioni in Parlamento. Il suo discorso è meno spigoloso di quello di Eberle e della Fuhrer, ma per molti parlamentari anche borghesi Schmid è soltanto “il minor male possibile”. Il senatore bernese è poi in rotta di collisione con Blocher. Questi ha ammonito che l’elezione di Schmid “costituirebbe un affronto”. Permetterebbe però all’UDC – rilevano i commentatori – di continuare a svolgere un ruolo d’opposizione pur partecipando al governo. Ci si può dunque chiedere se Blocher non miri proprio all’elezione di Schmid.

Tra i candidati nominati dalle sezioni cantonali c’è anche il grigionese Christoffel Brändli, che però si è screditato per certi suoi passati apprezzamenti pesanti sulla consigliera federale Ruth Dreifuss e per una questione di onorari incassati per l’organizzazione dei giochi olimpici nei Grigioni.

Infine, la deputata lucernese dei verdi Cécile Bühlmann, la cui candidatura non ha alcuna chance. Con questa mossa, il partito ecologista ha voluto però spingere la classe politica a riflettere seriamente sulla fine della formula magica.

Mariano Masserini

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