Culture sindacali a confronto nei congressi del SEI e della FMLO
In questa fine di settimana i due più grandi sindacati svizzeri, SEI e FMLO si riuniscono a congresso, a Lucerna e Friburgo. Al centro dell'attenzione, un discusso progetto di sindacato interprofessionale e l'elezione dei rispettivi vertici.
Decisioni di grande importanza per la futura politica sindacale attendono i congressisti del Sindacato edilizia e industria (SEI) e del Sindacato dell’industria, della costruzione e dei servizi (FLMO). SEI e FLMO creeranno un sindacato interprofessionale per il settore privato nei prossimi anni? La risposta è attesa per venerdì dai rispettivi congressi riuniti a Friburgo e a Lucerna. La decisione determinerà l’orientamento delle due più grandi organizzazioni di salariati della Svizzera. Orientamento che sarà segnato anche dalla scelta dei candidati ai vertici dei due sindacati.
I lavori iniziano giovedì per il SEI e venerdì mattina per la FMLO, per concludersi sabato pomeriggio. Sia a Lucerna, sia a Friburgo sono attesi più o meno 500 partecipanti, di cui quasi la metà con diritto di voto.
Fra i temi al vaglio dei congressisti, spicca il progetto di sindacato interprofessionale che il SEI e la FLMO dovrebbero sviluppare insieme, se possibile con il coinvolgimento di altre federazioni. I comitati centrali dei due sindacati propongono una realizzazione in due tappe nel giro di quattro anni. La prima prevede di rafforzare la cooperazione fra le due organizzazioni e di fissare punti cardini e obiettivi, che dovranno poi essere sottoposti ai rispettivi congressi straordinari nel 2002. Nella seconda fase dovrà essere elaborato un progetto integrale, sul quale si dovranno pronunciare in via definitiva i due congressi ordinari del 2004.
In entrambi i sindacati, il progetto sta incontrando alcune resistenze. Nella FLMO una netta opposizione viene dalla Regione Ticino. In un’intervista al settimanale “area”, il segretario della FMLO ticinese, Rolando Lepori, ha motivato la sua opposizione al progetto, sostenendo tra l’altro che “l’amalgama che tiene insieme un sindacato è il sentimento di appartenenza dei lavoratori a una determinata struttura sindacale: un sentimento che si svuota, vanifica con un sindacato interprofessionale.”
Altre sezioni – come ad esempio le Regioni di Zurigo e di Sciaffusa-Winterthur/Uster – manifestano una certa riluttanza e cercano di frenare il processo di avvicinamento fra i due sindacati. Ci sono invece regioni, come quelle della Svizzera orientale e del Nord-Ovest, che al contrario sollecitano una concretizzazione in tempi brevi. Reazioni contrastanti si sono registrate pure in seno al SEI.
In entrambi i sindacati l’ostilità non concerne solo l’idea di creare un sindacato interprofessionale, ma anche la scelta del partner. Il confronto è fra due diverse culture sindacali. Nella FLMO, gli avversari giudicano il SEI troppo propenso allo scontro con il padronato. Nel SEI, gli oppositori rimproverano alla FLMO di essere troppo legata alla pace del lavoro e temono che ciò conduca a un sindacato non combattivo, più legato alle strutture che ai contenuti.
Le contrapposizioni si ritrovano anche fra i candidati ai vertici delle due organizzazioni. Nella FLMO sono incarnate dai due contendenti alla poltrona presidenziale: il ticinese Renzo Ambrosetti è contrario ad accelerare i tempi e ad una fusione con il SEI, mentre il bernese André Daguet caldeggia un rapido avvicinamento fra i due sindacati.
Il giurista Ambrosetti lavora all’interno della FMLO sin dal 1978. La sua lunga esperienza lo induce ad avere una “visione più pragmatica”, come ha detto all’Agenzia telegrafica svizzera, e ad “avere i piedi per terra”. A suo parere, il progetto di unione “allo stato attuale delle cose, sarebbe un errore” e cita l’esempio dei sindacati cristiano-sociali che si sono uniti nel Syna: “in tre anni hanno perso il 16 per cento dei membri”.
Daguet, politologo, dal 1986 al 1996 segretario centrale del Partito socialista, è invece convinto che la via giusta per uscire dalle difficoltà attuali dell’organizzazione passi per il progetto di sindacato interprofessionale: “se non si agisce oggi, saremo perdenti domani.”
Nel SEI la contrapposizione fra i rappresentanti di due diverse impostazioni avviene nell’ambito dell’elezione del Comitato esecutivo (CE). Unico candidato alla presidenza è Vasco Pedrina. Sostenitore dell’alleanza con la FLMO, il ticinese, che si presenta per il terzo mandato alla testa del SEI, potrebbe però trovarsi in difficoltà nel far avanzare il progetto, se nel CE venissero eletti tre o addirittura quattro «outsiders».
Il ticinese Pino Sergi, il vallesano Beat Jost e il friburghese Jean Kunz propongono infatti la loro candidatura in opposizione a quelle ufficiali avanzate dall’Assemblea nazionale dei delegati (AND). I tre sono espressione di quella parte del SEI che qualche mese fa ha criticato duramente l’attuale politica sindacale, prospettando una linea più combattiva e distanziandosi dai progetti di unione con la FMLO, ritenuta troppo propensa ad una politica di compromesso.
L’AND suggerisce di aumentare il numero dei membri del CE da 7 a 8 e di eleggere i tre uscenti – oltre al presidente Pedrina, il segretario Franz Cahannes e il cassiere Michael von Felten – nonché quattro nuovi: Bernard Jeandet, Andreas Rieger, Jacques Robert e Rita Schiavi. Per l’ottavo seggio invita i congressisti a scegliere fra il basilese Hans-Ueli Scheidegger e il bernese Roland Schiesser. Quest’ultimo non vuole tuttavia un’unione con la FLMO e ha partecipato alla raccolta delle sottoscrizioni per le candidature di Sergi, Kunz e Jost, i quali a loro volta appoggiano quella di Schiesser.
Con tale mossa, i quattro mirano ad aprire un dibattito al congresso che consenta di effettuare un’analisi autocritica e di fissare chiaramente orientamenti e strategie. Essi rimproverano al SEI di aver indebolito la propria capacità di mobilitazione ed essersi allontanato dalla base. Esigono quindi che siano presi i necessari provvedimenti affinché diventi un sindacato «attivo, interprofessionale e presente sui luoghi di lavoro».
In un’intervista al quotidiano “La Regione”, Sergi ha così riassunto la sua visione del sindacato:”Il problema è che i lavoratori vivono ogni giorno la lotta di classe, cioè la lotta fra capitale e lavoro… Essendo evidente che i padroni vogliono appropriarsi di una percentuale sempre maggiore della ricchezza prodotta, noi difendiamo un sindacato di classe, che risolutamente parta dalle esigenze dei lavoratori.” E Pedrina ribatte: “(Il sindacato) deve avere una politica combattiva, ma deve sempre avere come obiettivo l’ottenimento di risultati concreti. Il sindacato non è un partito, non può fare la guerra permanente al padronato.”
swissinfo e agenzie
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