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Democrazia diretta in Svizzera

Deiss incontra Sharon e Peres

Deiss (a destra) ha invitato il capo del governo israeliano Ariel Sharon al rispetto dei diritti umani Keystone

Dopo una visita di tre giorni nei Territori palestinesi, il capo della diplomazia elvetica è giunto a Gerusalemme, dove ha incontrato il primo ministro israeliano Ariel Sharon e il ministro degli esteri Shimon Peres. Al centro dei colloqui la posizione della Svizzera rispetto al conflitto in Medio Oriente.

Presentatosi alla stampa elvetica dopo il colloquio avuto con Sharon nel palazzo del parlamento israeliano, la Knesset, a Gerusalemme – colloquio protetto da misure di sicurezza eccezionali – il capo dal Dipartimento federale degli esteri (DFAE) Joseph Deiss ha fatto sapere di aver particolarmente insistito sulla necessità di rispettare il diritto umanitario internazionale e di non impedire il lavoro delle organizzazioni di soccorso internazionali.

Israele infatti riscuote delle imposte sugli aiuti destinati, per esempio dal Comitato internazionale della Croce Rossa, alla popolazione palestinese nei territori occupati. Sharon, che non era presente all’incontro con la stampa, secondo Deiss ha fornito risposte chiare. Il premier israeliano avrebbe promesso di rivedere la tassazione degli aiuti umanitari. Inoltre avrebbe garantito che non verranno più edificate colonie ebraiche nei territori occupati.

Il capo del governo israeliano ha tuttavia insistito, sempre stando a quanto riferito da Deiss, sulla questione della sicurezza del suo paese. Secondo le parole di Sharon, il governo è intenzionato a “fare di tutto” per garantire la sicurezza delle popolazione israeliana.

Per quel che riguarda il ruolo della Svizzera, Sharon avrebbe proposto una mediazione elvetica per la rimessa in libertà di prigionieri israeliani. La Svizzera potrebbe inoltre impegnarsi in progetti che interessano sia i palestinesi che gli israeliani, come l’approvvigionamento idrico.

Dopo il colloquio di circa 45 minuti con Sharon, Deiss si è incontrato con il suo omologo Shimon Peres per un pranzo di lavoro. Poco prima dell’incontro con Deiss, Peres ha detto ai rappresentanti della stampa elvetica di considerare la Svizzera un modello per la convivenza di gruppi etnici diversi.

Secondo Deiss la discussione, svoltasi in un clima definito «aperto»», ha fatto nascere speranze su una possibile ripresa del processo di pace tra israeliani e palestinesi. Come già fatto nell’incontro di sabato con Arafat, Deiss ha detto che la Svizzera, quale Stato depositario delle Convenzioni di Ginevra, intende organizzare una conferenza internazionale per rilanciare la pace. Israele e Stati Uniti continuano però ad opporsi a questa iniziativa.

Al termine della conferenza stampa comune, Deiss e Peres hanno sottolineato le ottime relazioni bilaterali tra i due paesi, sia sul piano politico che su quello economico.

Prima di recarsi in Israele, Deiss, che era giunto venerdì in Medio Oriente con i suoi collaboratori, è rimasto fino a domenica nei Territori palestinesi, dove ha incontrato il presidente dell’autorità nazionale palestinese Yasser Arafat e altri esponenti politici, e dove ha visitato due campi profughi.

Deiss ha espresso il sentimento di un certo scoraggiamento, ma ha incitato israeliani e palestinesi al rispetto dei diritti dell’uomo. «La Svizzera rimane attenta al rispetto di questi diritti da entrambe le parti», ha dichiarato sabato, poco prima di incontrare i rappresentanti del consiglio dell’autonomia palestinese, a Ramallah, in Cisgiordania.

Deiss ha fatto l’elenco delle violazioni israeliane: chiusura dei Territori, che ha definito «una punizione collettiva», blocco dei fondi fiscali, esecuzioni sommarie e continuazione della colonizzazione. Nell’immediato, la Svizzera vuol mostrare alle due parti in conflitto la propria disponibilità e la volontà di soccorrere la popolazione palestinese. «Ho detto ad Arafat che continueremo e aumenteremo il nostro programma di aiuto», ha precisato Deiss.

Sempre nella giornata di sabato vi è stato l’incontro tra il capo della diplomazia elvetica e gli esponenti del Consiglio legislativo palestinese. Deiss è stato ricevuto dal presidente del parlamento, Ahmed Kurei, il quale gli ha riferito delle condizioni di lavoro sempre più difficili cui è confrontato il parlamento palestinese da quando è scoppiata la seconda Intifada, lo scorso autunno.

Rispondendo ad una domanda sulle possibilità per la Svizzera di svolgere un ruolo di mediazione politica più importante nella regione, il capo del DFAE ha risposto che purtroppo non c’è posto per iniziative isolate in questo conflitto. La comunità internazionale – ha sottolineato il ministro elvetico – deve risolvere il problema collettivamente. La Svizzera – ha aggiunto -è comunque sempre disponibile ed attiva quando ha la possibilità di offrire qualcosa di concreto, per esempio in quanto depositaria delle Convezioni di Ginevra.

«L’impressione che porto con me – ha detto Deiss al termine della visita nei Territori – è l’aver visto qualche progetto in cui la Svizzera è impegnata. Paragonati al processo di pace sono poca cosa, ma se vengono confrontati con la vita quotidiana dei palestinesi, allora hanno la loro importanza».

«Arafat ci ha incitato a non rimanere soltanto fermi sulla questione dei diritti dell’uomo ed io gli ho risposto che la Svizzera è un piccolo Paese e che la nostra sola forza risiede nel rispetto di tale diritto, che dovremo far prevalere», ha aggiunto Deiss nel corso di una conferenza stampa.

Poco prima, Deiss aveva reso visita al campo profughi di Daishe, nei pressi di Betlemme. «Attendiamo da lei un aiuto finanziario, ma anche la libertà. La stiamo aspettando da 52 anni. Non voglio morire qui, ma nel mio villaggio distrutto, in Israele». Con queste parole era stato accolto dal capo del campo Ziad Abbas. Poi un grido sommesso: «Ringraziamo la Svizzera per quello che fa, ma ci auguriamo che faccia di più».

swissinfo e agenzie

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