Donne e istruttori professionali per un nuovo esercito
Un sistema d'istruzione dei militi più professionale, il libero accesso delle donne alle truppe di combattimento e più soldi per modernizzare l'armamento: sono queste le grandi linee del piano direttivo per la riforma dell'esercito (Esercito XXI) presentato martedì a Berna dal consigliere federale Samuel Schmid.
Parallelamente, il ministro della difesa ha presentato anche il piano direttivo per la protezione della popolazione. Entro la fine di aprile o inizio maggio la procedura di consultazione dovrebbe essere conclusa e il governo dovrebbe disporre delle informazioni necessarie ad elaborare un messaggio.
Uno degli elementi di maggiore novità della prospettata riforma è la parità fra i sessi: le donne avranno accesso a tutte le funzioni del nuovo esercito. Il Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS) ha così voluto interpretare i mutamenti in atto nella società: si tratta di offrire alle donne le stesse opportunità anche nell’ambito militare della politica di sicurezza.
L’altro elemento importante della riforma è la «professionalizzazione» della formazione durante le 24 settimane di scuola reclute. «L’istruzione generale di base» e quella «specifica alla funzione» – di otto settimane ciascuna – sarà assicurata da brigate con militari professionisti e non professionisti.
Nell’Esercito XXI scompariranno corpi d’armata, divisioni e reggimenti e saranno battaglioni a formare brigate e zone territoriali, responsabili della formazione negli ultimi due mesi di scuola reclute. Un comandante di corpo (generale a tre stelle) diventerà «capo dell’esercito».
Gli effettivi diminuiranno: si passerà da 360’000 a 120’000 militari, oltre a 80’000 riservisti. L’armata sarà composta di soldati di milizia, professionisti e militari impiegati per un tempo determinato.
«Fil rouge» del progetto del Consiglio federale è la capacità di cooperazione dell’esercito che «nel nostro scenario strategico» deve essere multifunzionale. Per questo il governo auspica che l’armamento sia ammodernato e che siano rafforzati l’infrastruttura tecnica a disposizione dello stato maggiore, i sistemi informatici e le conoscienze linguistiche.
Il DDPS deplora l’attuale ripartizione delle spese tra funzionamento e armamento. Per quest’ultimo, il progetto Esercito XXI prevede una maggiore uscita annuale di varie centinaia di milioni di franchi a scapito del primo.
Rimanendo i tema di costi, il ministro della difesa Schmid si è detto contrario ai tagli – una riduzione di spesa di 300 milioni di franchi fino a un tetto di quattro miliardi – che la Commissione delle finanze del Consiglio nazionale e il Governo hanno imposto al suo dipartimento. «Dimostreremo che una tale risparmio condurrà a rinunce di prestazioni inammissibili», ha affermato Schmid.
swissinfo e agenzie
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