Elezioni cantonali a Ginevra: l’UDC punta al parlamento
A Ginevra si vota nel week-end per eleggere i 100 deputati del Gran Consiglio per i prossimi quattro anni. Una consultazione caratterizzata da uno scontro tra destra e sinistra, che costituisce anche un test per l'elezione del governo in programma tra un mese.
Ginevra esce da una legislatura particolare, con la sinistra maggioritaria di misura in parlamento e i partiti borghesi detentori di quattro voti contro tre in governo. Proprio per questo nello scorso quadriennio i due fronti hanno sbandierato ad ogni occasione la necessità di compiere una scelta di campo dalla loro parte ed una lunga, lunghissima campagna elettorale ha fatto da sfondo alle vicende politiche e ai vari processi decisionali.
Le ultime settimane poi sono state particolarmente tese con un episodio che ha emblematicamente chiuso lo scontro. La sinistra ha denunciato per via giudiziaria e interrotto una campagna pubblicitaria dell’UDC sui giornali, che gettava discredito su cinque candidati accusandoli di essere dei promotori di impieghi fittizi.
Al di là di questi scontri fragorosi, i programmi elettorali in sé stessi testimoniano già che borghesi e sinistra hanno visioni politiche diverse e spesso contrapposte. Nei trasporti la sinistra è per investire nel pubblico, mentre dall’altra parte si vuole favorire la complementarietà. In materia fiscale a destra si vuole alleggerire il carico per attirare i grossi contribuenti, mentre a sinistra si è meno flessibili.
Riguardo alla Ginevra internazionale, da una parte si dà la priorità alla sicurezza per le grandi organizzazioni, dall’altra (a sinistra) si mira a garantire il diritto a manifestare e si vorrebbe essere più accoglienti verso quelle organizzazioni non governative che mancano dei mezzi adeguati per istallarsi.
Se la posta è alta per tutti, lo è ancor di più per l’Unione democratica di centro, che in queste elezioni si gioca l’entrata in scena nel legislativo cantonale. Operazione tutt’altro che scontata visto che è necessario ottenere il 7 percento dei voti di partito, un risultato che però appare alla portata dei centristi ginevrini. Possono infatti contare su uno zoccolo duro di voti a destra che fino a dieci anni fa confluivano sui Vigilanti e che nel 1997 si erano riversati sui Democratici svizzeri e su una lista locale.
Il risultato elettorale di domenica sera servirà poi da base di discussione in vista dell’elezione del governo, prevista l’11 novembre. I capilista dell’elezione al Gran Consiglio sono infatti anche potenziali candidati al Consiglio di Stato, che devono confermare la loro popolarità in una sorta di primo turno. L’alleanza borghese vuole escludere uno dei sei candidati finora fattisi avanti: due radicali, due democristiani e due liberali. L’escluso potrebbe anche essere un ministro in carica, il radicale Gérard Ramseyer: politico popolare ma in perdita di consensi per lo scandalo all’Ufficio esecuzioni e fallimenti.
Flavio Fornari
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