Estremismo e razzismo discussi in parlamento
L'estremismo di destra ha suscitato un acceso dibattito in parlamento. Sebbene non intenda sottovalutare il fenomeno, per il governo la situazione attuale non richiede l'adozione di misure straordinarie.
Il fenomeno dell’estremismo di destra è stato al centro di un acceso dibattito in parlamento, un fuori programma originato da tre interpellanze urgenti inoltrate all’indirizzo del governo a fine agosto da ecologisti, socialisti e democristiani, preoccupati per i recenti rigurgiti di movimenti neonazisti e razzisti.
Da ultimo, quello verificatosi lo scorso primo agosto, quando un gruppo di skinhead si era radunato sul praticello del Grütli e aveva fischiato il consigliere federale Kaspar Villiger, durante il suo discorso per la festa nazionale.
Ma negli ultimi tempi questo genere di raduni si sono fatti sempre più frequenti in Svizzera, e soprattutto non sembrano più suscitare un grande scandalo agli occhi dell’autorità e della popolazione. Un punto su cui sono convenuti tutti.
La democristiana Rosemarie Dormann ha voluto espressamente mettere in guardia dal minimizzare il fenomeno, definendo i giovani estremisti soltanto degli “stupidi”. Il loro atteggiamento non deve diventare tollerabile.
Anche sul fronte della prevenzione occorrerebbe agire: per esempio, punendo a livello penale emblemi e gesti di stampo nazista. La mancanza di divieti per la pubblicazione materiale di propaganda nazista fa della Svizzera una sorta di casa editrice a uso e consumo anche di gruppi neonazisti esteri.
Nel dibattito è intervenuto anche il presidente del partito liberale-radicale, Franz Steinegger, che ha voluto condannare ogni forma di estremismo, di destra ma anche di sinistra, citando come esempio le manifestazioni anti-WTO di Seattle o più recentemente di Praga.
Contro gli attacchi violenti, la sua ricetta è la “tolleranza zero”, in base agli strumenti legali già a disposizione, mentre un divieto di propaganda ai tempi di internet si rivelerebbe un’impresa destinata al fallimento.
Lo Stato deve invece marcare concretamente la propria presenza nell’ambito delle sue competenze attuali. Ma per Steinegger, l’intervento dell’autorità non deve dispensare i cittadini da una presa di coscienza personale e dall’impegno individuale contro l’estremismo.
L’argomento ha fornito l’occasione anche per un regolamento di conti verbale tra partiti e una tribuna per farsi pubblicità. Steinegger ha stigmatizzato la tendenza a richiamarsi al popolo anche quando si perdono le votazioni, a creare un clima di sfiducia e di pessimismo, tutte osservazioni rivolte all’Unione democratica di centro. Un atteggiamento che implicitamente sarebbe servito a pescare consensi tra gli elettori della destra estrema.
Ma per il consigliere nazionale UDC Christoph Mörgeli, storico di formazione e ghostwriter dei discorsi di Blocher sul ruolo della Svizzera durante la seconda guerra mondiale, lo stesso termine “estremismo” si presta ad interpretazioni differenti. Si può essere, per esempio, “estremamente liberali”, una posizione politica che agli occhi di Mörgeli è altamente positiva.
Se l’estremismo di destra può inquietare, più minaccioso ancora sarebbe la poco spettacolare ma continua limitazione della libertà del cittadino da parte dello Stato, ha detto Mörgeli, riprendendo l’accusa centrale contro il partito socialista, lanciata dall’UDC all’inizio di quest’anno.
La replica della sinistra non si è fatta attendere. Dopo aver rimproverato il presidente del PLR di fare di ogni erba un fascio, contribuendo così a relativizzare il fenomeno dell’estremismo di destra, il socialista Franco Cavalli ha puntato il dito contro l’UDC e la sua retorica politico-elettorale.
Per il capogruppo PS, il rigurgito dell’estrema destra non è estraneo al rinnovato populismo di destra degli ultimi anni. La violenza verbale e la demagogia rappresentano un gioco molto pericoloso, un gioco che la sinistra non avrebbe invece mai praticato.
La ministra di giustizia e polizia, Ruth Metzler, ha voluto riportare il discorso alla realtà dei fatti. Il governo prende sul serio la situazione, ma non intende drammatizzare. Nonostante l’innegabile rigurgito dell’estremismo di destra, l’ordine interno non è minacciato e la Svizzera è ancora un paese sicuro anche per gli stranieri. Il Consiglio federale ha comunque chiesto di valutare possibili misure, sia nell’ambito della repressione che della prevenzione.
Il problema esige però anche una presa di coscienza a livello di società. I divieti, da soli, non sono sufficienti. Una limitazione della libertà di opinione e di associazione richiederebbe inoltre una modifica costituzionale. Un intervento d’urgenza in questo senso potrebbe essere possibile, ma rappresenta l’ultima ratio. “Ma non siamo ancora a questo punto”.
Luca Hoderas
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