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Gli attentati Usa non toccano la strategia militare svizzera

Il Nazionale non ha voluto rinviare il programma d'armamento 2001 Keystone Archive

Il governo non dovrà rivedere il programma di armamento. Dopo gli attentati agli USA il Nazionale ha espresso riserve sulle spese militari, ma alla fine ha accettato il credito di 980 milioni.

Le critiche alle scelte del Consiglio federale erano attese dopo l’attentato terroristico negli USA, attentato che ha messo a nudo l’impotenza di fronte a queste minacce anche di un apparato militare superdotato come quello statunitense. A sorprendere è però stata l’ampiezza del malcontento nei confronti del programma d’armamento, che si è esteso anche in alcune frange dello schieramento di centro-destra. A sollevare perplessità stati soprattutto i crediti destinati all’acquisto dei missili per la difesa area (293 milioni), delle cosiddette munizioni intelligenti (168 milioni) e dei carri armati leggeri (166 milioni).

Come da copione la sinistra ha stigmatizzato le eccessive spese per gli armamenti proponendo la non entrata in materia e, in alternativa, il dimezzamento del budget miliardario. Per l’ecologista neocastellano Fernand Cuche invece di sovradimensionare l’esercito carri, armi e munizioni che non verranno mai utilizzati, il governo dovrebbe concentrare le risorse sulla gestione anticipata delle crisi e devolvere più mezzi all’aiuto umanitario.

Ma una tirata di orecchie al governo è arrivata anche dal liberale-radicale Yves Guisan. Il deputato vodese imparentato con il famoso generale a capo dell’esercito elvetico durante la seconda guerra mondiale, ha dato voce al malcontento serpeggiante tra alcuni deputati dei partiti borghesi. Il programma sarebbe ancora ispirato dalla logica della guerra fredda e ignorerebbe completamente le nuove forme di minacce, come i movimenti terroristici ed estremisti o la criminalità organizzata, pericoli menzionati anche dal Rapporto sulla politica di sicurezza che invitava il Dipartimento della difesa a ripensare la sua strategia in materia di sicurezza. Una situazione inquitante, ha detto Guisan proponendo il rinvio del programma al governo affinché rielabori definisca nuove priorità.

Le critiche hanno trovato il pieno appoggio dei socialisti, mentre PPD, PLR e UDC hanno difeso a spada tratta le spese militari. La lotta al terrorismo non può essere il compito principale di un esercito; contro questo tipo di minacce occorre piuttosto una maggiore collaborazione internazionale da parte degli organismi civili di sicurezza. Per i partiti borghesi il governo ha comunque il dovere di analizzare i nuovi pericoli nel quadro della riforma dell’Esercito XXI. Argomenti condivisi anche dal leader dell’UDC e accanito sostenitore di un esercito svizzero di pura difesa Christoph Blocher che a sorpresa ha preferito sostenere le proposte sia di Cuche sia di Guisan, entrambe respinte dal plenum, la seconda però solo per 98 a 77. “Intendo fare pressione affinche l’esercito riorienti la propria strategia contro le nuove minacce”, si è giustificato Blocher.

La scelta di Blocher è stata ironicamente commentata dal ministro della difesa Samuel Schmid. “Fa parte della logica militare quella di generare un grande nebbia per poi cambiare le proprie posizioni”. Schmid ha poi ricordato che le scelte operate dal governo tengono già conto del nuovo concetto di sicurezza, in particolare serviranno a garantire la sicurezza dello spazio aereo. Dopo aver respinto ogni tentativo di ridimensionare e di modificare il programma, il Nazionale ha approvato mercoledì la lista della spesa militare per 98 voti a 55. L’oggetto dovrà ora essere trattato dal Consiglio degli Stati, camera che darà sicuramente meno preoccupazioni al ministro della difesa.

Luca Hoderas

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