Il futuro della sicurezza
Da anni la politica di sicurezza svizzera è un cantiere aperto. Ora il popolo è chiamato ad esprimersi sulla riforma dell'esercito e della protezione civile.
I comitati che hanno lanciato i referendum temono che la Svizzera perda la sua capacità difensiva.
Il rapporto governativo sulla sicurezza del 2000, basato sul principio della “sicurezza attraverso la collaborazione”, ha posto le basi per l’attuale fase di riforma delle forze armate, denominata Esercito XXI.
Esercito XXI risponde ai tre compiti fondamentali definiti dal governo: il sostegno internazionale della pace (nel rispetto della neutralità), la sicurezza del territorio, l’impiego sussidiario per la prevenzione e la gestione delle catastrofi.
Meno soldati e scuola reclute più lunga
In concreto, il progetto uscito da un lungo e complesso dibattito nelle camere federali prevede una riduzione degli effettivi a un massimo di 140’000 soldati (rispetto agli attuali 360’000), con una riserva di 80’000 militari.
Il limite dell’obbligo di prestare servizio militare dovrebbe essere ridotto a 30 anni per i soldati semplici ed i sotto-ufficiali. Ridotti pure i giorni totali di servizio, mentre la durata della scuola reclute sarà portata da 15 a 18-21 settimane, con corsi di ripetizione annuali.
Ferma continuata e soldati di professione
Per il 15% al massimo di reclute sarà inoltre possibile prestare l’intero servizio militare senza interruzioni (ferma continuata).
In alcuni ambiti dell’esercito, in particolare nella formazione, è previsto l’impiego di militari di professione con contratto permanente o a termine, ma il principio dell’esercito di milizia non è messo in discussione.
Flessibilità e radicamento sul territorio
Fra gli elementi centrali della riforma vi è la nuova struttura dell’esercito. Obiettivo del governo era di conferire alle forze armate maggior flessibilità, per permettere loro di adattarsi rapidamente alle nuove minacce alla sicurezza del paese.
Esercito XXI sarà articolato in nove brigate (più una brigata logistica) e in due forze armate, terrestri e aeree. Alla sua testa ci sarà un capo dell’esercito (già designato, nella persona dell’ufficiale dell’aviazione Christophe Keckeis).
Il governo non è però stato seguito appieno dal parlamento nel suo desiderio di eliminare per quanto possibile il tradizionale vincolo territoriale dell’esercito. Il Consiglio degli Stati, sottolineando l’elemento di legittimazione di questo vincolo, ha ottenuto la subordinazione delle brigate a quattro stati maggiori territoriali.
Referendum “extraparlamentare”
Alla fine il Consiglio degli Stati ha dato l’avvallo a Esercito XXI all’unanimità. In Consiglio nazionale, una parte dei democratici di centro e dei socialisti e la maggioranza dei verdi si sono opposte, per ragioni diverse, alla riforma. 30 consiglieri nazionali si sono astenuti, 112 si sono espressi a favore del nuovo esercito e 37 hanno votato no.
Fra le forze parlamentari nessuna era intenzionata a lanciare un referendum. Ci ha pensato un comitato borghese ad hoc, coadiuvato dall’organizzazione giovanile Young4FUN.ch.
Per gli oppositori di Esercito XXI, fra cui alcuni alti ufficiali in pensione, la riforma equivarrebbe ad un abbandono del principio di neutralità, poiché la Svizzera non sarebbe più in grado di difendersi da sola e dovrebbe ricorrere al sostegno della NATO o di altre forze armate straniere.
I referendisti criticano anche il ruolo di formazione conferito ai militari di professione e la nuova struttura centralistica delle forze armate. I giovani di Young4FUN.ch si oppongono in particolare al prolungamento della scuola reclute, perché andrebbe a scapito degli studi e della ricerca di un posto di lavoro.
Il secondo referendum: la protezione civile
Parallela a Esercito XXI, la riforma della protezione civile sarà anch’essa sottoposta al popolo il 18 maggio. Pure qui si vorrebbero ridurre gli effettivi, da 280 a 120 mila persone. Dovrebbe inoltre essere migliorato il coordinamento tra protezione civile, polizia, pompieri, servizi sanitari e tecnici.
Il comitato che ha lanciato il referendum, in parte identico a quello contrario a Esercito XXI, ritiene che la riforma rappresenti uno smantellamento radicale e preoccupante della protezione civile in un momento in cui la minaccia terroristica sta crescendo.
swissinfo, Andrea Tognina
La riforma dell’esercito e della protezione civile intende rispondere alle nuove minacce alla sicurezza del Paese.
Riassumendo molto, si può dire che la riforma vuole un dispositivo militare e di protezione civile più snello e flessibile, pronto ad adattarsi a situazioni mutevoli e a collaborare in ambito internazionale.
I promotori dei due referendum contro Esercito XXI e Protezione civile XXI temono che la riforma indebolisca la capacità autonoma di difesa e di salvaguardia della popolazione della Svizzera.
Riduzione degli effettivi dell’esercito a 140’000 soldati (più 80’000 riservisti)
Riduzione degli effettivi della protezione civile a 120’000 persone
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