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Il Governo relativizza l’obiettivo strategico di adesione all’Unione Europea

Secondo quanto dichiarato dal Ministro degli esteri Joseph Deiss, l'eventuale matrimonio con l'UE si farà soltanto quando il progetto godrà di un largo sostegno politico Keystone

Il chiaro rifiuto popolare dell'iniziativa "Sì all'Europa" lascia il segno. Nel presentare il rapporto sulla politica estera nel 2000, il Consiglio federale tira il freno a mano sulla via d'avvicinamento a Bruxelles. «Imporsi il lasso di tempo 2003-2007 per portare a termine le trattative di adesione con l'UE non è essenziale», ha detto il ministro degli esteri Joseph Deiss dinanzi al Consiglio degli Stati.

Riferendosi al rifiuto massiccio dell’iniziativa «Sì all’Europa» da parte del popolo domenica scorsa, Deiss ha spiegato che il Governo non aprirà negoziati con l’UE fintanto che il progetto non godrà di un largo sostegno politico. Il Consiglio federale prevede comunque di ritornare sull’argomento durante la prossima legislatura.

Per il presidente della commissione sulla politica estera, Bruno Frick (PPD/SZ), il governo non deve fissarsi un calendario coercitivo. “La dichiarazione di Deiss va in questa direzione e ci soddisfa”, ha sottolineato il senatore.

Per la ripresa della trattative di adesione dovranno essere realizzati alcuni importanti presupposti. «Dovremo innanzitutto fare le necessarie esperienze con i bilaterali, analizzare gli effetti di un’eventuale adesione, studiare le necessarie riforme interne e godere di un largo appoggio popolare», ha spiegato il Consigliere federale.

È chiaro che attualmente non possiamo prevedere quando queste condizioni saranno realizzate, ha aggiunto Deiss: il verdetto popolare del 4 marzo non ha accelerato bensì rallentato tutto il processo e la data del 2007 non può più essere considerata la scadenza per l’adesione all’UE.

Rispetto delle opzioni di politica estera

Il rapporto 2000 sulla politica estera è stato l’occasione per aprire un dibattito sulla politica europea. L’adesione all’UE è un obiettivo del CF e non della Camera alta, ha detto Frick. Il Governo è comunque competente per fissare gli obiettivi di politica estera.

Consiglio federale e commissione degli Stati perseguono due metodi contrapposti, ha aggiunto. “Il Governo si è dapprima fissato un obiettivo e ora cerca di analizzarne le conseguenze, mentre noi desideriamo prima di tutto sapere su quali delle seguenti opzioni – bilaterali, SEE-2 e adesione all’UE – la Svizzera del futuro dovrà essere modellata».

Critiche a Deiss

Diversi senatori hanno colto l’occasione per criticare le dichiarazioni fatte a caldo dal ministro degli esteri il giorno delle votazioni. «Il governo ha perso l’occasione per gettare un ponte verso gli euroscettici, senza il cui appoggio una votazione sull’UE non potrà mai passare», ha detto Hans-Rudolf Merz (PLR/AR), che ha anche parlato di un “misconoscimento grottesco” della realtà da parte del Governo.

Secondo Rico Wenger (UDC/SH), il capitolo europeo, previsto nel Rapporto 2000, dovrebbe essere rinviato al mittente per una nuova analisi. Il governo dovrebbe inoltre liberarsi dalla prigione che si è costruito attorno e sotterrare l’obiettivo di un’adesione all’UE.

Maximilian Reimann (UDC/AG) chiede invece che il CF ritiri la domanda di adesione depositata nel 1992: «indebolisce solo la nostra posizione negoziale», ha spiegato. Ma Philippe Stähelin (PPD/SH) e il presidente della commissione Frick hanno messo in guardia dalla tentazione di ritirare la domanda e rompere così formalmente con l’UE.

La maggioranza del Consiglio degli Stati ha accettato con 25 voti contro 13 di prendere atto del rapporto sulla politica estera 2000, senza però approvarlo.

swissinfo e agenzie

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