Il presidente Ogi annuncia a Nizza il progetto d’adesione all’Unione europea
A Nizza sono iniziati i lavori della Conferenza europea dei capi di stato e di governo dei Quindici che incontrano i leader dei 13 Paesi candidati all'adesione. All'incontro è presente anche la Svizzera con lo statuto di membro designato.
Per la Svizzera si tratta di una prima assoluta, “un avvenimento storico”, come ha dichiarato a swissinfo Oswald Sigg, portavoce del presidente della Confederazione. È toccato infatti ad Adolf Ogi, in questa sua ultima missione all’estero a 25 giorni dall’uscita di scena dal governo, rappresentare la Svizzera nell’incontro che si è tenuto giovedì mattina tra i capi di stato e di governo dell’Unione europea ed i leader dei 12 Paesi dell’Europa post comunista e mediterranea candidati all’adesione, più la Turchia ammessa come candidata non ancora però autorizzata a negoziare l’entrata nella comunità.
Vediamo dunque di analizzare il contributo della Svizzera nei colloqui pre-vertice, durante i quali si è parlato di allargamento e di prospettive di riforma dell’Unione europea, colloqui che si sono conclusi con l’adozione di una mappa di avvicinamento alla comunità per i 12 Paesi candidati, che sono Polonia, Ungheria, Romania, Slovacchia, Lettonia, Estonia, Lituania, Bulgaria, Repubblica Ceca, Slovenia, Cipro e Malta, con i quali i negoziati sono già in corso, nonché per la Turchia, Paese che ancora non ha ancora avviato ufficialmente le trattative di adesione.
Nel suo discorso davanti ai capi di stato e di governo degli altri 28 Paesi presenti alla cosiddetta Conferenza europea (un forum di discussione che dal 1998 riunisce i Paesi del continente), il presidente della Confederazione ha ribadito che l’obiettivo della Svizzera è di aderire all’Unione europea. Un obiettivo che è soggetto però ad un calendario e ad una strategia da parte elvetica. Il calendario prevede l’apertura dei negoziati di adesione nella prossima legislatura parlamentare, quella cioè che andrà dal 2003 al 2007: “ciò significa -come ha precisato il portavoce del presidente della Confederazione Adolf Ogi- che nella prossima legislatura ci sarà una decisione politica formale della Svizzera di entrare a far parte dell’Unione europea”.
La strategia per questa prossima adesione della Svizzera all’Unione europea prevede l’adozione di riforme istituzionali sostanziali sia all’interno della Confederazione che nella stessa comunità. In quest’ambito il presidente Ogi ha ricordato, ai 28 capi di stato e di governo che lo stavano ascoltando, come il sistema politico svizzero possa essere un esempio positivo da adottare all’interno della futura Unione europea allargata, poiché applica, da ormai oltre 150 anni, principî quali il federalismo e la sussidiarietà.
Proprio nel diritto pubblico l’azione normativa dei Quindici si informa al principio della sussidiarietà, autorizzando l’intervento anche in materie non di sua esclusiva competenza quando queste investono interessi che non possono venir adeguatamente soddisfatti dai singoli Stati membri. Il riferimento del presidente della Confederazione ai principî del federalismo e della sussidiarietà gli ha permesso di sottolineare come la cultura politica svizzera sia comparabile con quella europea.
La giornata a Nizza del presidente della Confederazione Adolf Ogi si è conclusa con la foto di gruppo dei 29 capi di stato e di governo che hanno preso parte alla Conferenza europea, questo incontro volutamente convocato dalla Francia, presidente semestrale di turno dei Quindici, prima dell’inizio del cruciale vertice dell’Unione europea.
Il più importante vertice comunitario dell’ultimo decennio, che dovrà varare le riforme istituzionali, preparare l’allargamento della comunità e proclamare la nuova carta dei diritti fondamentali dei cittadini europei dovrebbe concludersi sabato, ma il presidente francese Chirac ha già preannunciato che “se necessario i negoziati continueranno sino a mezzogiorno di domenica per consentire il miglior accordo possibile”.
I leader dei Quindici presenti a Nizza sono consci di essere di fronte ad un appuntamento cruciale per il futuro dell’Europa, senza avere però in tasca le soluzioni necessarie ad assicurare il successo dell’incontro. Dieci mesi di negoziati non hanno infatti portato i risultati sperati. Le divisioni superano di gran lunga le aree di convergenza, gli interessi nazionali e le resistenze a cedere importanti fette di sovranità si scontrano poi con l’esigenza, indifferibile, di garantire il funzionamento della comunità, alla cui porta, come abbiamo visto, bussano 13 Paesi dell’Est europeo e del Mediterraneo (ed a breve termine anche la Svizzera).
Cinque i nodi da sciogliere sui quattro dossier determinanti per l’Europa dei Quindici e che riguardano il diritto di veto, sul quale sussite un grave dissenso tra i Quindici; il riequilibrio dei voti all’interno del consiglio dell’Unione europea, dove non si sa come comporre la divisione tra Francia e Germania, con la seconda che rivendica più voti di Francia, Italia e Gran Bretagna in virtù dei 20 milioni di abitanti in più degli altri tre grandi ottenuti con la riunificazione, mentre la prima è contraria ad ogni decisione che possa dare più potere alla Germania.
Il terzo nodo da sciogliere è quello dei seggi nella Commissione europea, dove i dissensi potrebbero essere ricomposti da un accordo. Non sembra ci siano ostacoli invece al progetto di creare un’Europa a due velocità per la difesa e la politica estera, i cosiddetti principî dei Paesi pionieri e delle cooperazioni rafforzate, anche se alcuni membri (come Spagna e piccoli Paesi) temono di essere confinati nella corsia europea lenta. Infine, un altro stallo è quello sulla nuova costituzione europea.
Obiettivi quindi da non mancare per ognuno dei capi di stato e di governo dei Quindici, in questa durissima trattativa sulle riforme delle istituzioni comunitarie di un’Europa che, a Nizza, si presenta ad un vertice già definito, dagli osservatori politici, storico.
Sergio Regazzoni
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