In Parlamento il difficile rapporto tra la Svizzera e le organizzazioni internazionali
I consiglieri nazionali si sono affrontati oggi sulle tematiche dell'adesione della Svizzera all'ONU e all'UE. Dopo quasi quattro ore di dibattiti, la Camera del popolo ha approvato il rapporto sulla politica estera 2000 del Consiglio federale, respingendo, con 98 voti contro 40, una proposta radicale di prenderne semplicemente atto.
La Camera ha pure bocciato la proposta di una minoranza dell’UDC di prendere atto del rapporto, disapprovandolo. Difendendo il proprio punto di vista, la destra isolazionista ha approfittato dell’occasione per lanciare una campagna contro la prossima votazione popolare sull’ONU.
La partecipazione a grandi organizzazioni come l’Unione europea (UE), l’ONU o la NATO non rientra nell’interesse di un piccolo Stato, ha affermato Christoph Mörgeli (UDC/ZH). La neutralità è il miglior mezzo per garantire la libertà della Svizzera e perproteggerla, ha aggiunto.
Citando il Vicino-Oriente, il Kosovo e la Cecenia, il suo collega Ulrich Schlüer (UDC/ZH) ha denunciato l’impotenza dell’ONU nel disattivare questi conflitti. Christoph Blocher (UDC/ZH) ha dal canto suo deplorato che l’adesione della Svizzera all’ONU e all’UE siano citate nel rapporto di politica estera, ma che sia impossibile votare in merito una volta per tutte.
Pace e aiuto umanitario
Il rapporto sulla politica estera fissa gli obiettivi della Svizzera in questo campo, ossia rafforzare la pace e l’aiuto umanitario, ha spiegato il ministro degli esteri Joseph Deiss. E l’adesione all’ONU – ha sottolineato – è uno degli strumenti che permettono di realizzarli.
A proposito dell’UE, il Consiglio federale intende trarre esperienze dall’attuazione degli accordi bilaterali, prima di riattivare la domanda d’adesione. il rapporto di politica estera del Consiglio federale preconizza un’adesione all’ONU entro la fine del 2003 e una decisione sull’apertura di negoziati d’adesione all’UE prima del 2008.
Le critiche della sinistra
Pur avendo approvato il rapporto, lo schieramento rosso-verde ha focalizzato i punti negativi della politica internazionale del Consiglio federale. Franco Cavalli (PS/TI) ha definito «tiepido» l’atteggiamento del governo nei confronti dell’UE. Rifiutandosi di fare concessioni nell’ambito dei negoziati bilaterali, segnatamente sulla fiscalità, la Svizzera si dirige in un vicolo cieco, ha detto.
Per Cavalli il rapporto non prende nemmeno sufficientemente in considerazione le relazioni Nord-Sud. Non dice nulla su quanto la Svizzera potrebbe fare per lottare contro la povertà, ha aggiunto Anne-Marie Ménétrey Savary (Verdi/VD). «Il rapporto – ha asserito – non dà l’impressione che la Svizzera sia pronta ad agire in questo senso».
La politica governativa dovrebbe essere «più realistica e decisa», ha sottolineato. In marzo, in occasione della sessione primaverile a Lugano, il Consiglio degli Stati si era accontentato di prendere atto del rapporto di politica estera 2000 con 25 voti contro 13. La maggioranza dei senatori aveva allora preferito valutare le conseguenze di un’adesione all’UE, prima di fissarla quale obiettivo.
swissinfo e agenzie
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