Iniziativa “Sì all’Europa”, in Ticino si respira aria di sconfitta
Il fronte degli euroscettici nel cantone è più compatto che mai: imprese, banche e finanze, mentre alla Lega dei ticinesi e all'Udc, che da sempre si oppongono alla politica di avvicinamento ai Quindici, si sono affiancati anche i popolari democratici. Il Plr ha scelto, invece, di lasciare libertà di voto sull'apertura immediata delle trattative per l'adesione all'Ue. A favore dell'iniziativa si schierano la sinistra, l'ala radicale del partito liberale e alcuni intellettuali. Il responso delle urne domenica prossima pare scontato. Il Ticino sembra deciso a bocciare un'altra proposta d'apertura verso l'Europa.
Dopo aver detto no nel ’92 alla Spazio economico europeo e aver respinto nel maggio dell’anno scorso anche gli accordi bilaterali, l’opposizione all’iniziativa “Sì all’Europa” nel cantone raccoglie una maggioranza schiacciante.
Gli ambienti economici che si erano battuti in prima fila per i Bilaterali, soddisfatti dei sette Trattati firmati con l’Ue, giudicano poco opportuna la proposta degli iniziativisti. Primo poiché susciterebbe aspettative sbagliate; secondo perché imporrebbe tempi troppo accelerati ai negoziati.
L’Associazione industrie ticinesi (AITI), pur condividendo l’obiettivo dell’integrazione europea, invita a votare no, preferendo attendere per valutare gli effetti dei Bilaterali e non pregiudicare la possibilità di avviare nuovi negoziati con Bruxelles.
Ancora più secco il no della piazza finanziaria. Forte è il timore che l’eventuale successo dell’iniziativa faccia da grimaldello per scardinare il segreto bancario. Qualche settimana fa il presidente dell’Associazione bancaria ticinese, Giorgio Ghiringhelli con un intervento sul Corriere del Ticino, ha sottolineato i rischi e il prezzo troppo caro del biglietto d’ingresso in Europa. Ma anche altri dirigenti di autorevoli istituti di credito hanno lanciato ripetuti allarmi sulle conseguenze negative che avrebbe il ” sì” per la piazza ticinese, ora in pieno rilancio dopo anni di magra.
Il partiti maggiori, Plr e Ppd, sono divisi. Ad appoggiare apertamente l’iniziativa ci sono soltanto i movimenti giovanili delle due formazioni politiche. La copresidenza nel comitato cantonale per il sì – accanto al deputato socialista Franco Cavalli – di due personaggi di spicco come i consiglieri nazionali Fulvio Pelli (Plr) e Chiara Simoneschi- Cortesi (Ppd), non è riuscita a trascinare i loro partiti a favore dell’iniziativa.
La tesi secondo la quale non ha più senso attendere, visto che prima poi nell’Ue bisogna comunque entrare, per cui è meglio negoziare adesso per aver più margini nelle trattative, non sembra aver fatto molta presa. Il comitato cantonale del Ppd, contraddicendo l’indicazione dei democristiani svizzeri, si è schierato decisamente per il no.
La Lega dal canto suo è tanto sicura della vittoria che, a parte gli abituali attacchi antieuropeisti del suo settimanale, Il Mattino della Domenica, pare aver delegato la campagna per il “no” all’Udc che si sta muovendo a tutto campo avvalendosi anche di un testimonial di prestigio come l’imprenditore e finanziere Tito Tettamanti, animatore di dibattiti e faccia a faccia che suscitano notevole interesse nel cantone.
E l’opinione pubblica ticinese sembra distanziarsi ancora di più dal filoeuropeismo della Romandia, riproponendosi come l’altra faccia della cultura latina nelle aperture verso la politica internazionale. A sud delle Alpi a rafforzare lo scetticismo cronico verso Bruxelles c’è adesso anche la paura per i costi dell’adesione all’Ue su cui insistono gli oppositori: sostanziosi contributi finanziari ai Quindici, l’Iva che aumenterebbe dall’attuale 7,6% a 15 % e l’impennata dei tassi ipotecari, che provocherebbero un rialzo dei prezzi al consumo e degli affitti, e la fine del segreto bancario che comprometterebbe l’economia nazionale e cantonale. Non da ultimo c’è pure il timore per la perdita, o quantomeno la possibile limitazione, dei diritti popolari che suscita dubbi e perplessità persino tra quanti hanno accarezzato sino adesso l’ideale della grande casa d’Europa.
Libero D’Agostino
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