Kellenberger: un bilancio positivo dei primi mesi di presidenza del CICR
A poco più di quattro mesi dal suo arrivo alla testa del Comitato internazionale della Croce rossa, Jakob Kellenberger fa il punto sui principali dossier: il nuovo emblema, la Cecenia, la diplomazia umanitaria.
In un’intervista all’Agenzia telegrafica svizzera, l’ex segretario di Stato svizzero dice di non sentirsi spaesato a Ginevra. Anche se la sostanza è diversa rispetto ai compiti svolti in passato a Berna (Kellenberger ha diretto i negoziati settoriali tra la Svizzera e l’Unione europea), una parte importante del suo lavoro ha a che fare con l’arte del negoziato.
“Negoziare un accordo con Bruxelles comporta similitudini sul pano della tecnica del negoziato con la trattativa condotta con Mosca per potere accedere alle prigioni in Cecenia”, ha spiegato Kellenberger.
Una delle priorità, a partire da gennaio, è stata quella di trovare una soluzione per la partecipazione della società israeliana di aiuto Magen David Adom al Movimento della Croce Rossa. Una proposta di compromesso è stata trovata. “Si trattava di una questione di giustizia e di credibilità per tutto il movimento”, secondo Kellenberger. Per approvare il nuovo emblema (una losanga rossa) sono previste una conferenza diplomatica in ottobre e una conferenza internazionale del Movimento della Croce rossa in novembre.
L’altro grande dossier trattato da Kellenberger riguarda la Cecenia. Le visite dei detenuti ceceni in mano ai russi potrebbero cominciare nei prossimi giorni. Il presidente del CICR è fiducioso. Dalla sua visita al presidente russo Putin, lo scorso 30 marzo a Mosca, gli ultimi dettagli sono stati esaminati per ottenere l’accesso a tutti i prigionieri ceceni sulla base dei criteri del CICR (visite ripetute, colloqui senza testimoni).
La sicurezza in Cecenia resta un problema grave. Dalla fine di marzo il CICR ha potuto organizzare sette missioni di valutazione, ma non ha ancora potuto riaprire gli uffici di Grozny, abbandonati in novembre.
Dalla sua entrata in funzione, Kellenberger si è anche occupato di fornire impulsi per una diplomazia umanitaria più rigorosa e più efficace. I conflitti sono sempre più complessi e crudeli e la popolazione civile, in particolare le donne, è la prima a patirne.
Anche la sicurezza dei collaboratori costituisce per Kellenberger una priorità. Un esempio di questi giorni è la Sierra Leone. Bisogna continuamente riflettere se restare sul posto o partire, almeno temporaneamente, perché non si può più essere utili.
Kellenberger ha poi precisato di non essere venuto al CICR per operare ristrutturazioni. “Credo più agli uomini che alle strutture”, ha detto. La situazione finanziaria dell’organizzazione è attualmente meno preoccupante delle difficoltà riscontrate sul piano del reclutamento dei delegati. Il presidente intende concentrarsi particolarmente sulle questioni strategiche.
swissinfo e ATS
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