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Democrazia diretta in Svizzera

L’84,2 percento dei ticinesi boccia l’iniziativa ” Sì all’Europa”.

Un voto che non lascia spazio ad equivoci. In Ticino la maggioranza schiacciante del "no" ha superato anche le più pessimistiche previsioni degli ultimi sondaggi. I "sì" sono stati appena 14.999, mentre si sono pronunciati contro l'iniziativa per l'apertura immediate delle trattative di adesione all'Ue 79.867 elettori.

Alta la partecipazione al voto che ha toccato il 49,1%. Ma a colpire il fronte degli iniziativisti non è solo la proporzione della sconfitta a sud delle Alpi, quanto la netta opposizione anche dei cantoni romandi da sempre in prima fila nella battaglia europeista.

“Un risultato veramente inaspettato” dice Chiara Simoneschi-Cortesi, consigliere nazionale popolare democratico che assieme ai colleghi Fulvio Pelli (Plr) e il socialista Franco Cavalli presiedeva il comitato cantonale per il “sì”.

“Su questo voto – afferma – non hanno certo giovato il recente rapporto parlamentare francese che ha accusato la Svizzera di essere complice della criminalità finanziaria internazionale o le brusche pressioni di Bruxelles sul problema delle frodi fiscali con la minaccia di non ratificare addirittura gli Accordi bilaterali sottoscritti nel maggio scorso. Sortite improvvide, viste dal popolo come minacce o indebite ingerenze. In Ticino, poi, alle prese sino a qualche settimana fa con il voto sul sussidio alle scuole private, non c’è stato nemmeno il tempo di dibattere a fondo il senso dell’iniziativa. L’Europa, comunque, esiste è un progetto che avanti da cui non possiamo restare isolati”.

Per Alexander von Wyttenbach presidente cantonale dell’Udc isolati sono rimasti, invece, gli europeisti con il turbo. “Al no storico del Ticino all’Europa – dice – si è sommato quello di coloro che vogliono un avvicinamento più graduale e ragionato all’Ue. Oggi hanno vinto la democrazia diretta, l’orgoglio del popolo elvetico che non cede ai ricatti e alle pressioni dell’Ue e la diffidenza verso le concentrazioni di poteri che diventano arroganti. Forse, ora i Quindici capiranno che la linea dei diktat con la Confederazione non paga”.

Molto deluso Franco Cavalli che fino all’ultimo aveva sperato su un 30-40% di consensi. Ma per il parlamentare socialista a gettare nuova luce sulla situazione è il responso delle urne in Romandia. “Se l’opposizione si fosse coagulata attorno alla Svizzera tedesca e al Ticino – spiega – si poteva ancora pensare che il vincitore fosse Christoph Blocher, invece, ha vinto alla grande la linea prudente del Consiglio federale che ha insistito nel ribadire che non è questo il momento dell’adesione. Nessuno può pensare che la Romandia sia diventata antieuropea, è solo prevalsa la posizione governativa, che vuole aspettare di vedere gli effetti dei Bilaterali”.

Per Flavio Maspoli, consigliere nazionale e vice presidente della Lega dei ticinesi, sulla Confederazione non soffia più il vento dell’Europa: “Il risultato – sostiene – dimostra che il popolo non vuol saperne di Unione europea.Tutto il popolo, considerato che pure i cantoni romandi, a cui i Bilaterali stavano stretti, hanno votato inequivocabilmente per il no. Nessun röstgraben, dunque, ma un’opposizione omogenea di cui Consiglio federale deve trarre le dovute conseguenze. Per dieci anni va congelata qualsiasi ipotesi di adesione. Non ha altra scelta. Se il sì avesse raggiunto anche solo il 40% e se la Romandia si fosse schierata per l’iniziativa, di certo Berna ne avrebbe ancora approfittato per rilanciare la tesi del negoziato in tempi brevi. Ora per un bel po’ dovrà mettere nel cassetto il sogno dell’abbraccio con l’Ue”.

Tuttavia, secondo Cavalli, non c’è il rischio che l’adesione resti congelata a tempo indeterminato. Gli svizzeri sono un popolo molto concreto, seguono certi orientamenti solo quando da parte del Governo ci sono informazioni precise sui vantaggi e gli svantaggi di un voto. “Lo dimostrano- afferma – la bocciatura nel ’92 dello Spazio economico europeo per il quale queste indicazioni sono mancate e l’approvazione. Per contro, dei Bilaterali per cui sono state previste misure di accompagnamento per compensare possibili effetti negativi analizzati in ogni aspetto. Il Consiglio federale deve spiegare chiaramente quali saranno le conseguenze dell’integrazione, con quali misure, cioè, si controbilanceranno l’aumento dell’Iva e dei tassi ipotecari, o l’eventuale limitazione dei diritti popolari. Senza questa chiarezza è inevitabile che sull’elettorato facciano presa le paure per un biglietto d’ingresso in Europa troppo caro”.

Libero D’agostino

Libero D’Agostino

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