L’applicazione dei bilaterali in Ticino non richiede misure urgenti
Lo ha affermato il ministro dell'economia Pascal Couchepin davanti al Consiglio degli Stati, ribadendo che il Consiglio federale è cosciente dei problemi che l'applicazione degli accordi bilaterali con l'Ue genererà in Ticino.
I timori che hanno spinto i ticinesi a rifiutare con il 57 per cento dei voti gli accordi bilaterali sono reali, ha detto Filippo Lombardi (PPD/TI), dichiarandosi solo parzialmente soddisfatto della risposta che il governo ha reso il 13 settembre a un’interpellanza della Deputazione ticinese alle Camere.
In Ticino, i salari sono già del 15-20 per cento inferiori alla media svizzera e nelle regioni di frontiera vivono nove milioni d’Italiani, il cui livello di vita è del 40-50 inferiore a quello svizzero. Impossibile non rendersi conto di quale pressione questo potrebbe costituire sul mercato del lavoro, ha detto Lombardi. Le misure di politica regionale annunciate nella risposta del Consiglio federale sono un primo piccolo passo nella buona direzione, ma sono ancora troppo vaghe.
Anche Couchepin ha riconosciuto che i problemi che il Ticino dovrà affrontare sono reali, ma a suo avviso non c’è ragione di adottare misure urgenti. L’attrattiva della piazza finanziaria ticinese è paragonabile a quella svizzera e, dall’inizio del 1999, la crescita del prodotto interno lordo nel Cantone è addirittura superiore alla media elvetica, ha detto il ministro dell’economia.
Le prospettive economiche a termine sono quindi buone. Inoltre la libera circolazione delle persone – ha aggiunto Couchepin – entrerà in vigore a tappe e sarà quindi possibile seguirne l’evoluzione passo dopo passo. Questo non significa che non faremo nulla, ma semplicemente che non c’è urgenza di agire, ha concluso il consigliere federale.
swissinfo e agenzie
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