L’esercito non si tocca
L'esercito non sarà abolito e non nascerà un servizio civile volontario per la pace. Secco no alle due iniziative del Gruppo per una Svizzera senza esercito.
I risultati della votazione odierna, che confermano ampiamente le previsioni della vigilia, spazzano via le due iniziative lanciate dal Gruppo per una Svizzera senza esercito.
L’iniziativa popolare per una Svizzera senza esercito e quella per l’istituzione di un servizio civile volontario per la pace sono entrambe respinte da quasi quattro quinti dei votanti: solo il 21,9% di consensi sono andati alla prima iniziativa, il 23,2% alla seconda.
Nessun cantone, neppure Ginevra e Giura che nel 1989 avevano accolto l’iniziativa per l’abolizione dell’esercito, ha votato a favore delle iniziative del GSsE. Nei due cantoniu la percentuale di no è stata tuttavia la più bassa di tutta la Svizzera (59,1%, risp. 62,1%).
L’iniziativa attuale per l’abolizione dell’esercito raccoglie consensi assai inferiori all’iniziativa analoga su cui si era votato nel 1989, che aveva raggiunto pu sempre il 36% di sì e aveva rappresentato una piccola sensazione.
Appaiono confermati i timori di alcuni settori della sinistra, che pur non essendo particolarmente favorevoli all’esercito, si erano opposti al lancio di una seconda iniziativa per la sua abolizione, temendo un plebiscito a suo favore.
Il GSsE ha ottenuto in effetti uno dei peggior risultati mai raggiunti da iniziative critiche verso l’esercito. Solo l’iniziativa del 1938 per la nazionalizzazione dell’industraia degli armamenti ha avuto una percentuale inferiore di sì (14%). Un risultato analogo a quello odierno era stato raggiunto dall’iniziativa del 1997 per un divieto di esportazione di materiale bellico.
IL GSsE continuerà, i borghesi non sono sorpresi
“Non possiamo dirci soddisfatti di questo risultato” ha detto ai microfoni della radio della Svizzera tedesca DRS Nico Lutz, del Gruppo per una Svizzera senza esercito (GSsE). Di fronte alla preoccupante situazione internazionale, il risultato sarebbe tuttavia una buona base su cui continuare a lavorare. Anche il segretario del GSsE Jürg Wiedemann ha confermato che l’organizzazione deve continuare la sua attività, nonostante il pessimo risultato.
Non si dimostra sorpreso del risultato dell’iniziativa sull’abolizione dell’esercito Andreas Gross, ex-militante del GSsE e consigliere nazionale socialista. In una prima reazione , Gross ha detto di aver atteso un risultato anche peggiore.
Secondo il consigliere nazionale, l’iniziativa sarebbe giunta nel momento sbagliato: rispetto a 12 anni fa, quando era stata messa in votazione per la prima volta un’iniziativa per l’abolizione dell’esercito, in numero dei votanti è stato del 40% inferiore.
Soddisfatto e niente affatto sorpreso il comitato borghese per contro le due iniziative. “È una conferma del buon lavoro svolto dall’esercito”, ha dichiarato la consigliera nazionale dell’UDC Ursula Haller.
Secondo la Società svizzera degli ufficiali, il no alle iniziative permetterebbe di affrontare ora con serenità la riforma dell’esercito e di lavorare all’evoluzione della politica di sicurezza. Il risultato odierno non è però da considerare un no alla politica di pace, ha detto il presidente della società Ulrich Siegrist.. Il popolo vorrebbe una politica di pace che comprenda anche l’esercito.
Defilata la posizione del partito socialista. Secondo il segretario generale Reto Gamma, riferendosi alla votazione sull’esercito, è inutile violare due volte dei tabù. Nella sua politica militare e di sicurezza, il partito socialista persegue una politica diversa da quella del GSsE.
Gli obiettivi delle due iniziative
L’iniziativa denominata “la solidarietà crea sicurezza ” proponeva la costituzione di un servizio civile volontario, concepito come strumento per una politica attiva di pace. L’accento era posto innanzitutto sulla formazione e l’obiettivo di sviluppare competenze nella gestione non violenta dei conflitti.
Il Consiglio federale aveva raccomandato di respingere l’iniziativa, perché ritiene che la promozione della pace sia già parte integrante della politica estera e della sicurezza svizzera e teme per la coerenza dell’impegno della Confederazione nell’ambito dell’aiuto umanitario. Inoltre, la Svizzera ha dato vita già nel 1999 ad un corpo di esperti civili per la pace.
Anche la maggioranza del parlamento ha bocciato l’iniziativa. A favore si erano pronunciati soltanto i verdi e i socialisti, oltre che alcuni esponenti del Partito democratico cristiano.
La seconda iniziativa del GSsE “per una politica di sicurezza credibile e una Svizzera senza esercito” voleva fissare nella Costituzione il principio secondo cui “la Svizzera non ha esercito”. L’unica eccezione sarebbe stata la partecipazione armata a missioni internazionali di pace, sottoposta però obbligatoriamente a votazione popolare.
I compiti civili finora assunti dall’esercito, come l’aiuto in caso di catastrofe o gli interventi di salvataggio, sarebbero stati assunti dalle autorità civili. Gli effettivi dell’esercito sarebbero stati sciolti entro dieci anni. Alla Confederazione sarebbe spettato il compito di promuovere la riconversione delle imprese e delle amministrazioni toccate dall’abolizione delle forze armate.
Il Consiglio federale aveva invitato a respingere l’iniziativa, perché la proposta del GSsE si basa su una visione utopica della società. Per il governo, l’esercito rimane un elemento essenziale, anche se non l’unico, della politica di sicurezza della Confederazione. Consiglio nazionale e Consiglio degli Stati hanno seguito la linea del Consiglio federale, respingendo a larga maggioranza l’iniziativa, che non ha fatto l’unanimità nemmeno all’interno della sinistra.
Andrea Tognina
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