L’Europa è il nostro recente passato e sarà il futuro della Svizzera
Lo affermano le associazioni giovanili e degli anziani, che si sono alleate per lanciare un appello in favore dell'iniziativa popolare "Sì all'Europa". Solo facendo partecipando a organismi sopranazionali, sostengono, la Svizzera potrà affrontare problemi globali come il rispetto ambientale, la criminalità organizzata o i flussi migratori.
Un’alleanza intergenerazionale si è stretta in vista del voto popolare sull’iniziativa che chiede al Consiglio federale la riapertura immediata dei negoziati di adesione all’Unione europea. Per la Federazione svizzera delle associazioni giovanili (FSAG), che conta circa un milione di membri, il futuro della Svizzera passa forzatamente per un’integrazione nell’UE. Un’Europa, ha sottolineato la federazione mantello che riunisce le associazioni degli anziani (FARES), che grazie alla costruzione comunitaria da 50 anni ha ritrovato la pace.
“L’Europa non è perfetta e non lo sarà mai, come del resto nessun sistema di governo, ma poiché i giovani desiderano essere coinvolti a tutti i livelli nelle decisioni che li riguardano, vorrebbero che anche la Svizzera sia membro degli organismi dove vengono prese decisioni che la interessano”, ha osservato Stéphane Montangero, presidente della FSAG. Del resto, oggi i problemi si fanno sempre più globali e gli Stati nazionali non sono più in grado di affrontare da soli questioni come il rispetto ambientale, la criminalità organizzata o i flussi migratori.
Nell’era di internet e della mobilità, ha osservato Montangero, le distanze e le frontiere sono più immaginarie che reali e per molti giovani la Svizzera fa già parte dell’Europa. A partire dal no popolare allo Spazio economico europeo del ’92, la popolazione elvetica sembrerebbe diventata più eurofila. Tuttavia, in questi 8 anni si è parlato di Europa solo in termini di accordi bilaterali, di economia o di banche, si è lamentato il presidente della FSAG: “Credete che questa siano le cose più sexy riguardo all’Europa che un giovane possa sentire?”
A spezzare una lancia per i grandi valori ideali che stanno alla base del processo di costruzione europea, è intervenuta Hedy Holliger, presidente della FARES. Un processo che in mezzo secolo è riuscito a garantire al Vecchio continente una convivenza pacifica tra i popoli, dopo secoli di guerre. Un risultato che non deve essere dimenticato, “se solo si pensa a quanto tempo ci è voluto affinché la piccola Confederazione elvetica abbia potuto formarsi come comunità pacifica”, ha ricordato Holliger.
“Sì all’Europa” chiede semplicemente trattative d’adesione, ha sottolineato l’alleanza intergenerazionale. Coscienti che anche in caso di approvazione il giorno dell’adesione è ancora molto lontano e comunque richiederà un altro voto popolare, giovani e anziani hanno invitato a votare sì, anche per sbarrare la strada agli isolazionisti e ai fautori dell’Alleingang elvetico. Pur condividendo l’obiettivo dell’adesione, il Consiglio federale si è schierato contro l’iniziativa, in quanto intende riservarsi la piena libertà di decidere il momento più opportuno per riprendere negoziati con Bruxelles e per motivi di tattica politica, non essendo ancora entrati in vigore gli accordi bilaterali.
Secondo Berna, un voto negativo a corto termine sull’adesione, prospettiva alquanto probabile, rinvierebbe ulteriormente il progetto di integrazione della Svizzera nell’UE.
Luca Hoderas
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