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L’iniziativa «Sì all’Europa» approda in parlamento

Unione Europea subito: il Nazionale discute dell'iniziativa, che chiede l'immediata riattivazione della domanda di adesione Keystone

Il Consiglio nazionale è chiamato da mercoledì mattina a chinarsi sul piatto forte di questa sessione estiva: l’iniziativa che chiede di riattivare immediatamente la domanda di adesione all’Unione europea.

Pur avendo pochissime possibilità di ottenere il sostegno dei parlamentari, l’iniziativa «Sì all’Europa» dovrebbe sollevare un dibattito alquanto accesso, appena pochi giorni dopo l’approvazione da parte del popolo degli accordi bilaterali con l’Unione europea. L’iniziativa rilancia infatti la spinosa questione dell’adesione ai 15, che lo stesso Consiglio federale continua a considerare come un obbiettivo strategico, seppure soltanto a lungo termine.

Un tema, proprio questo, che si è cercato abilmente di evitare in occasione della votazione del 21 maggio. Prima del voto, vari sostenitori degli accordi avevano cercato di sopprimere molte paure, dichiarando che i bilaterali non rappresentavano in alcun modo un trampolino di lancio verso l’adesione all’UE. Subito dopo il voto, erano invece soprattutto gli oppositori ad affermare che il SI popolare non andava assolutamente interpretato come un segnale in direzione di Bruxelles.

La delicata questione, che molti vorrebbero rinviare per diversi anni, ritorna invece già ora sui banchi dei parlamentari. Sostenuta lo scorso 26 maggio dalla commissione del Consiglio nazionale, pochi giorni dopo l’iniziativa è stata invece bocciata nettamente da quella del Consiglio degli Stati. La stessa sorte dovrebbe toccare al testo degli europeisti durante l’esame del plenum parlamentare. Dopo il dibattito alla Camera bassa, l’iniziativa verrà discussa dal Consiglio degli Stati il 14 e il 15 giugno.

Soltanto i socialisti e i verdi dovrebbero appoggiare massicciamente il progetto di adesione. Alcuni voti di sostegno dovrebbero giungere anche da parte di un numero ristretto di parlamentari del Partito popolare democratico e del Partito radicale democratico. Per quanto riguarda invece le altre forze politiche vi è da attendersi invece una totale opposizione.

I rappresentanti del popolo dovranno inoltre chinarsi anche sul controprogetto indiretto, formulato dal Consiglio federale. Un controprogetto che potrebbe venir ulteriormente modificato dal parlamento o, molto più probabilmente, respinto alla stessa stregua dell’iniziativa. In ogni caso, la procedura parlamentare rischia di protrarsi fino a metà del 2001. Una votazione popolare non è quindi prevista prima del 2002.

Armando Mombelli

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