L’iniziativa sull’oro perde la battaglia anche in Consiglio nazionale
Non ha trovato grazia nemmeno davanti alla Camera bassa l'iniziativa della destra populista di attribuire alla previdenza sociale l'integrità dei proventi ricavati dalla vendita dell'oro della Banca nazionale. Per garantire il futuro dell'AVS ci vuole un risanamento di ben altra portata. La maggioranza dei deputati ritiene che l'iniziativa miri semplicemente a sabotare la futura Fondazione Svizzera solidale.
Secondo il controprogetto, il ricavato della vendita di 1300 tonnellate di riserve d’oro in eccedenza della Banca nazionale svizzera (BNS), per un valore di circa 18 miliardi di franchi, dovrà essere trasferito su un fondo giuridicamente indipendente, costituito dal Consiglio federale, che dovrebbe conservare il capitale per un periodo di 30 anni.
Durante questo periodo, gli interessi maturati (da 500 a 700 milioni ogni anno) dovranno essere distribuiti nel seguente modo: 1/3 ai cantoni, 1/3 all’AVS e 1/3 alla Fondazione Svizzera solidale. Scaduto il periodo di 30 anni, il popolo dovrà decidere che cosa fare della somma ancora a disposizione.
Un’iniziativa ingannevole
La Fondazione Svizzera solidale, di cui la destra non vuole saper niente, è stata annunciata il 5 marzo del 1997, in piena bufera dei fondi ebraici. Lo scopo della fondazione, che si vuole rivolta al futuro, è triplice: rafforzare la solidarietà in Svizzera e all’estero; combattere le cause della povertà, della disperazione e della violenza; contribuire ad assicurare alle persone coinvolte un futuro di dignità.
Per l’Unione democratica di centro, i proventi della vendita dell’oro della BNS devono andare integralmente al sistema pensionistico svizzero, che si trova attualmente in gravi difficoltà a causa dell’invecchiamento della popolazione.
Il governo invita a bocciare l’iniziativa, ritenuta egoista, perché il suo vero obiettivo è di impedire la nascita della Fondazione Svizzera solidale. L’iniziativa, con le sue formulazioni aperte, potrebbe anche minacciare l’indipendenza della Banca nazionale svizzera e mette in discussione i futuri diritti di Confederazione e Cantoni nei confronti degli utili della BNS. Infine, illude i cittadini, perché fa loro credere di versare un contributo duraturo per finanziare un’opera sociale. Invece, non farebbe altro che ritardare inutilmente gli adeguamenti strutturali necessari per il risanamento dell’AVS.
L’UDC e la Lega contro tutti
Per numerosi socialisti, lo scopo dell’iniziativa dell’UDC non è quello di migliorare le rendite dei pensionati, ma di ridurre i contributi del padronato e di impedire l’innalzamento dell’imposta sul valore aggiunto, indispensabile per risanare l’AVS. La sangallese Hildegard Fässler ha denunciato questa ipocrisia e ha esortato i colleghi a dimostrare maggiore coraggio.
Anche la radicale democratica zurighese Trix Heberlein ha denunciato la manovra dell’UDC, che servirebbe soltanto a prolungare l’agonia dell’AVS e rinviare alle calende greche il necessario innalzamento dell’imposta sul valore aggiunto.
L’UDC zurighese Christoph Blocher ha precisato di non avere mai preteso che la somma proveniente dagli interessi dell’oro della BNS permetterebbe di risanare l’AVS. “Le pensioni sarebbero però più sicure e l’imposta sul valore aggiunto e i contributi sociali sarebbero meno elevati.”
Contro la Fondazione Svizzera solidale anche il leghista Flavio Maspoli: “È un argomento nato male che rischia di morire peggio. Il nostro paese è già solidale con chi ha veramente bisogno.” Maspoli rileva anche come in Svizzera ci sia un’importante fascia di popolazione che dispone soltanto del minimo vitale.
La socialista bernese Ursula Wyss, che figura tra i deputati più giovani, ha fatto notare come i giovani siano coscienti che l’inziativa non contribuirebbe per niente ad assicurare la stabilità dell’AVS sul lungo periodo. I giovani, ha aggiunto la Wyss, sono però anche coscienti che la Fondazione Solidarietà può veramente contribuire a ridurre almeno un poco la disperazione, la povertà e la miseria di questo mondo.
Si potrebbe votare nell’autunno del 2002
Il ministro delle finanze Kaspar Villiger ha respinto le accuse formulate dalla destra, secondo le quali la Fondazione è il risultato di un ricatto. “No, ha detto Villiger, questa è una fondazione che non si occupa del passato, per redimere gli errori che la Svizzera può avere commesso. No, questa fondazione è intermente rivolta al futuro. È un investimento nei valori che stanno alla base della nostra nazione.”
Il Consiglio nazionale ha seguito le motivazioni del governo con 123 voti contro 43 e 16 astensioni. L’oggetto torna ora al Consiglio degli Stati per appianare una divergenza di dettaglio. Poi sarà il popolo a decidere, probabilmente nell’autunno del 2002.
Mariano Masserini
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