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La spaventosa sequenza degli attacchi

Il terrore piove su New York dal cielo Keystone

La Pearl Harbour del XXI secolo. L'America si trova di fronte a scene di guerra nel cuore del potere politico ed economico del paese.

A New York, pochi minuti prima delle ore 09.00 (15.00 orario Europa centrale) un Boeing dell’American Airlines – diretto da Boston a Los Angeles – centra in pieno una delle due torri gemelle del World Trade Center (WTC). Nel grattacielo divampa immediatamente un incendio. Per gli Stati uniti inizia una giornata da incubo.

18 minuti dopo, le drammatiche immagini dello schianto nell’altra torre del WTC di un velivolo di linea dell’United Airlines – in volo da Washington a Los Angeles – vengono riprese e trasmesse dalle televisioni di tutto il mondo. Nei due edifici si trovano normalmente da 30 a 50’000 impiegati e migliaia di turisti.

Da Sararasota, in Florida, il presidente Gorge W. Bush, diffonde un primo messaggio televisivo in cui denuncia gli attentati terroristici e afferma che una tragedia nazionale ha colpito gli Stati uniti. Ma non è ancora finita.

Nemmeno un’ora dopo il primo attentato, un velivolo di linea si schianta sul Pentagono. Il governo americano ordina l’evacuazione della Casa Bianca e degli edifici ministeriali e annuncia l’annullamento di tutti i voli di linea.

Alle 10.05 (ora locale) la parte superiore di una delle due torri gemelle crolla in un’immensa nube di polvere su Manhattan. 23 minuti dopo anche il secondo grattacielo, simbolo della ricchezza di New York, cede sotto la pressione delle fiamme e dell’urto; in seguito al crash del terzo aereo kamikaze, anche un’ala del Pentagono frana al suolo.

Un’ora dopo, un’altra tragica notizia giunge dalla Pennsylvania: un Boeing, in volo da Newark a San Francisco, è precipitato a Pittsburgh. Le autorità scoprono che l’aereo è in mano ai terroristi da una telefonata fatta da un cellulare di un passeggero dieci minuti prima che l’aereo precipiti al suolo. Vengono poi smentite voci secondo le quali l’aviazione militare sarebbe intervenuta per abbattere questo velivolo, forse diretto a Camp David, una delle residenze presidenziali. L’United Airlines e l’American Airlines annunciano di aver perso rispettivamente due velivoli. Sui quattro aerei, dirottati da terroristi suicidi, si trovavano complessivamente 266 persone.

Per la prima volta nella sua storia, l’Ufficio federale dell’Aviazione ordina il blocco totale dei voli interni ed internazionali sul territorio americano.

Alle 11.17 il sindaco di New York, Rudolph Giuliani, invita la popolazione ad abbandonare i quartieri a sud di Manhattan. Nella zona del World Trade Center le fiamme, i detriti, la polvere e il rischio di nuovi cedimenti ostacolano i lavori delle squadre di soccorso.

Alle 17.25 un immobile di 47 piani, situato di fronte alle torri gemelle, crolla a sua volta al suolo. Per tutto il giorno e la notte i feriti vengono trasportati negli ospedali: mancano riserve di sangue. Il sindaco di New York dichiara che il numero totale delle vittime sarà una cifra più alta di quanto si possa sopportare.


Intanto il presidente Bush, lascia la Florida e si dirige a bordo dell’Air Force 1 verso una destinazione militare in Luisiana: la Casa Bianca viene considerata ancora troppo pericolosa e Bush vi fa ritorno solo dopo alcune ore. Si rivolge per un secondo discorso alla nazione, sottolineando come l’America sia riuscita a superare altri test difficili e riuscirà a superare anche questo. I responsabili saranno puniti, dice il presidente, così come gli Stati che abbiano offerto il loro appoggio logistico ai terroristi.

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